25 novembre 2010

Il voto dislessico della Gelmini

Osservo che il minitro Gelmini forse non è ben lateralizzato.
Infatti ha confuso i pulsanti di voto ed approvato un emendamento contro sé stessa.

16 novembre 2010

Occhi di antichi guerrieri greci mi guardano dalla profondità della storia

L’amica blogger Riri, sollevata nel constatare che “la storia della gru” non si è conclusa con un dramma, mi scrive:

Riri> Adesso che sono scesi, solo la speranza che qualcosa cambi per tutti loro...

Si, Riri, speriamo che cambi e che non sia in peggio.
La legge sull'immigrazione che abbiamo ha mostrato qui tutti i suoi limiti.
Intanto cresce il numero dei piccini che frequentano il Centro Pastorale. Tutti figli di immigrati che lavorano come Negri.. come Indiani, come Ganesi... insomma che si spaccano la schiena per un futuro migliore per la loro famiglia.
Arrivano qui e non gli si chiede il permesso di soggiorno: si accolgono.
Ogni volta, per sapere come ci si comporta, credo che la regola a cui ci si dovrebbe attenere consista nel porsi la domanda: "Cosa avrebbe fatto Gesù al posto mio?".
Questo risolve sempre ogni dubbio su cosa sarebbe opportuno fare.
Così studiano con me e li ringrazio per la gioia che regalano a tutti i volontari che partecipano al progetto ed a me.
Oggi mi hanno chiesto ragione della frase evangelica "Sforzatevi di entrare per la porta stretta!".
«Ma tu che sei mussulmana fai Religione a scuola?»
«No, ma volevo ascoltare.»
Così poi hanno voluto sapere cosa è una parabola.
Non è facile tenere muri alzati a separare i banchi a scuola.
I piccoli vogliono ascoltare, vogliono capire, vogliono sapere.
Che senso ha "rimandarli a casa loro"?
Chi realmente è a casa sua?
Le ragazze hanno quasi tutte le trecce, proprio come le donne longobarde che vennero qui come immigrate illegali.
Gli occhi delle bambine e bambini del Punjab hanno talvolta un colore chiaro, persino occhi azzurri o verdi.
Ne ho compreso l’origine quando una bambina dolcissima mi ha detto che veniva da Alessandria Bucefala.
Alessandria Bucefala? Si. Proprio così. Non parlava italiano, ma queste due parole così consuete per la cultura occidentale sono state un lampo di luce.
Alessandro Magno, il grande condottiero greco, era molto legato al suo cavallo di nome Bucefalo. Quando il fedele animale cadde nella battaglia dell'Idaspe contro il re indiano Poro, Alessandro Magno decise di dedicargli una città. In ogni più lontana regione da lui conquistata volle lasciare presidi greci, per ottenere la fusione dei popoli e delle culture.
Dunque gli avi degli immigrati che siedono tra i banchi di questa improvvisata scuola di frontiera bresciana erano anche opliti macedoni dalle lunghe lance ed occhi cerulei, forse persino generali dell’antica Grecia.
Migliaia di anni prima un popolo dai capelli biondi, che tesseva panni dalle fitte righe incrociate, venne dall’Asia fino all’Europa. I Kilt scozzesi sono una traccia di quella lontana storia di migrazione.
Siamo tutti figli di una tormentata storia di migrazioni.
Il sangue degli uomini e delle donne si è mescolato milioni di volte. Sempre rosso.
Il mio sangue, ereditato da genitori padani, potrebbe essere compatibile con quello di un nativo australiano ma non con quello di un bergamasco.
Forse è per questo che capita di sentirmi fratello di chi sta lontano ed estraneo al vicino di casa.

10 novembre 2010

La storia della gru

Ieri stavo aiutando una splendida ragazza che chiameremo Ajanta, a studiare la materia “Diritto”.
L’antica mitologia greca riconosceva tre divine sorelle: Eunomia (l'Equità), Dike (la Giustizia) e Irene (la Pace). Un tempo, quando la Terra viveva la mitica Età dell'oro, Dike abitava tra gli uomini, che conducevano un'esistenza felice, priva di odio e di dolore. Quando i tempi cambiarono e incominciò l'Età dell'argento, tra gli esseri umani sorsero i primi litigi, e Dike andò a rifugiarsi sulle montagne. Quando poi giunsero l'Età del bronzo e successivamente quella del ferro, gli uomini divennero preda della violenza, dell'ingiustizia e della guerra: Dike, disgustata, abbandonò la Terra per trasferirsi in cielo.
Questo, concludeva il libro, significa che le leggi umane sono imperfette e possono arrivare ad essere ingiuste.

Ieri un amico mi ha ricordato che le lotte giuste nascono spesso dalla disobbedienza.
Un esempio per tutti: Mahatma Gandhi.
Senza l’indisciplina non violenta, non sarebbe nata la seconda democrazia più grande del pianeta Terra.
Così mi sono convinto che l’opposizione pacifica può essere una legittima forma di protesta.



Non so se la legalità deve essere rispettata a qualunque costo, anche a costo dell’ingiustizia.
Per esempio conosco il caso di una mamma provvisoria che si è spontaneamente offerta di tenere un bambino appena nato, abbandonato dalla madre, intanto che il tribunale decideva l’adozione. Il periodo previsto era solo di qualche mese. Mesi di amore e gioia e sacrifici. Mesi che sono continuati TROPPO a lungo. Ormai è trascorso quasi un anno ed il bimbo chiama giustamente MAMMA chi lo ha finora cresciuto. Con quale strazio questa donna abbandonerà alle anonime mani di un intermediario del tribunale il bambino che adesso adora? La giustizia umana, la nostra giustizia italiana che in questo caso a me pare proprio tarda, cieca ed ottusa, quanto tempo attenderà ancora prima di causare una grave ed irrimediabile lesione del sacrosanto diritto naturale del bambino a crescere senza vivere drammi così atroci? Possibile, con tutte le famiglie in trepida attesa di adozione da anni, che non si sia voluto subito trovare soluzione a questo dramma ancora in atto nel momento in cui scrivo? Vergogna!

Dunque un conto è la legalità ed un altro il diritto.

Della reale situazione giuridica dei migranti che occupano la cabina della gru sospesa sui tetti di Brescia in queste brumose giornate di novembre 2010, hanno dato conto in pochi.
In genere i media preferiscono liquidare la questione qualificandoli come immigrati illegali.

La vera situazione è forse descritta con le parole che seguono.
«A Milano come a Brescia l'oggetto della contestazione è la sanatoria truffa. Gli immigrati si sono sobbarcati un complesso iter burocratico, scaricato quasi per intero sulle loro spalle, ivi comprese umilianti code in questura e alla posta,... per non parlare dei costi insostenibili per chi spesso non arriva a mettere insieme 500 euro al mese. Poi, quando si è trattato di incassare l'ultimo passaggio burocratico, il datore di lavoro si è sfilato, rifiutandosi di apporre la propria firma alla richiesta di permesso di soggiorno, perché in difficoltà economiche o perché, più semplicemente, gli conveniva fare così. »
Questa era la versione originale riportata dall’autorevole testata del Corriere di Milano
ad una successiva verifica il testo non risulta più presente in questa forma. A chi mi legge lascio l’onere di trarre conclusioni su questa modifica. Google mi dice che “c’erano” veramente.
Perché nascondere ai cittadini che i migranti che stanno protestando hanno voluto, essi per primi, rispettare una legge dello Stato Italiano, rimanendo poi traditi dall’egoismo privato e ritrovandosi ora senza più alcuna tutela?
Ieri mattina, martedì 9 novembre 2010, il presidio a terra a supporto dei manifestanti, è stato sgomberato con la forza. Si trattava di amici e parenti che restavano ai piedi della gru per consentire il rifornimento di cibo ed acqua. L’operazione ha portato a diversi arresti.

Alcuni immigrati sono sfuggiti al rastrellamento infilandosi nelle porte delle abitazioni del popolare quartiere bresciano del Carmine, contando sulla fraterna protezione anche di italiani solidali. Certo! Non è la medesima cosa che accadde a mia nonna quando nascose un prigioniero francese sfuggito al rastrellamento nazista che lo ricercava. Non è la stessa cosa, ma forse la qualità del fatto presenta qualche similitudine umana.
Un giorno, voglio sperare, questi cittadini finalmente italiani racconteranno ai loro nipoti di essere stati accolti e protetti e che c’erano anche allora (oggi) italiani che si sentivano fratelli dei deboli e degli indifesi.
Con questo non vorrei essere frainteso. La legge va rispettata: da tutti però!
Dagli immigrati che presentano domanda di permesso di soggiorno, ma anche da parte di chi è tenuto a riconoscerne possesso di titolo e diritti. La legge si rispetta su entrambe i piatti della bilancia.
Quando si chiede agli immigrati il rispetto delle regole ci si deve impegnare a comportarsi in modo reciproco, altrimenti non si parla di giustizia ma di truffa e sopruso.
Cosa può restare davanti a truffa e sopruso se non la protesta?
Gli occupanti della gru sanno che pagheranno per la loro azione illegale.
Anche Mahatma Gandhi pagò. A questo prezzo fu acquistata l’indipendenza dell’India.
Mi viene in mente che anche un ebreo di nome Gesù, duemila anni fa, svolse attività illegale e ne pagò le conseguenze.
A quanto pare la domanda di giustizia può essere considerata illegale se condotta in modo eccessivamente sfacciato.
Così l’occupazione illegale della gru prosegue, accompagnata dalla solidarietà di alcuni, il fastidio di molti e l’indifferenza dei più.

06 ottobre 2010

Viva la scuola statale, laica e democratica

La mia idea di scuola è differente.
La legge offre alle famiglie la possibilità di adempiere l’obbligo dell’istruzione scolastica in casa secondo il D.L. 16/04/ 94 n. 297 art.111, comma 1 e 2.
Rispetto l'amore, la passione e la competenza con cui Erika porta avanti il suo progetto (vedi commento al post precedente), ma la mia scuola è differente.
La scuola è per me il luogo di elezione per lo sviluppo di integrazione, condivisione, solidarietà, consapevolezza e responsabilità sociale.
La scuola statale rimane l'opportunità privilegiata di fusione delle diversità in un integrazione per il superamento di ogni emarginazione,a partire da quella sessuale per concludere con quella della piena padronanza della lingua unitaria nazionale.
L'homeschooling rappresenta per me espressione di chiuso e pericoloso egoismo e negazione legalizzata di una autentica possibilità di crescita per bambine e bambini.
L'adempimento dell’obbligo scolastico all'interno della famiglia è una opportunità di cui è in grado di avvalersi correttamente solo una ristretta elite dotata di adeguate risorse economiche e professionali.
La scuola in famiglia è secondo me persino pericolosa perché può condizionare a quelli che io considero disvalori: l'intolleranza, l'integralismo, il rifiuto della diversità.
La cultura liberale occidentale è la culla della democraziona laica. Proprio il contrario di ciò che può arrivare ad offrire l'homeschooling.
Mi sono reso conto che avere offerto questa possibilità alle famiglie nel quadro della legge include rischi che ritengo inaccettabili.
L'homeschooling autorizza un religioso integralista a crescere le figlie nella soggezione più assoluta e un delinquente a educare i figli al furto ed alla violenza.
Dio ci scampi da queste grette scuole culla di ogni segregazione. Non riesco ad immaginare una cellula educativa nucleo di emarginazione zingara, cinese, mussulmana, fascista, comunista...
Non oso pensare di quale tipo di homeschooling possano usufruire una bambina o in bambino tenuti segregati nell'ambiente "educativo" di una famiglia di randagi ladri d'appartamento o truffatori di poveri anziani indifesi.
Non oso pensare di quale tipo di homeschooling possano usufruire una bambina o un bambino figli di genitori votati ad una cieca visione di vita integralista.
Non oso pensare a bambine e bambini privati della gioia di condividere intense e profonde amicizie con compagne di banco; complicità, risate e scoperte con compagni di classe...
Preferisco i rischi dell'inadeguatezza pubblica a quelli dell'inadeguatezza familiare.
Almeno statisticamente, prima o poi, si incontra sicuramente qualche insegnante di grande valore nel percorso scolastico tradizionale. In famiglia non è altrettanto certo.

04 ottobre 2010

Dieci mosse per manipolare la realtà di ogni giorno

Avram Noam Chomsky (Philadelphia, 7 dicembre 1928) è un anziano linguista, filosofo e teorico della comunicazione. Può essere considerato uno dei motori intellettuali del '68. Politicamente schierato in modo inequivocabile per la solidarietà sociale, è un socialista libertario, ma come scrisse il New York Times: "Ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente".

Come educatore sono stato colpito da un suo enunciato, precisamente il n.7 di quel decalogo noto anche come "Le 10 Strategie di Manipolazione Mediatica".

Rileggendo l'intero suo contributo, non posso fare a meno che rimanere impressionato per l'attualità di pensieri formulati oltre venti anni fa.
Li ripropongo senza commenti. Ciascuno troverà argomenti su cui riflettere.

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.

“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

05 settembre 2010

I nodi al pettine

In questi giorni si leggono numerosi contributi di precari che apparentemente lamentano la violazione di propri sacrosanti diritti, mentre invece sollevano una questione generale sul diritto alla buona scuola per tutti.
Personalmente ritengo che la situazione sia più grave di quanto appaia in questi pur preoccupati interventi.
L'idea condivisa è che quasi 200 mila posti di insegnamento siano saltati perché sono state ridotte le ore di insegnamento mentre è stato aumentato il numero di allievi per classe.
Sono convinto che la situazione non sia così semplice e che i tagli abbiano strangolato la scuola statale in modo irreparabile.
Due colossali nodi sono destinati a venire al pettine nei prossimi giorni.

1) Le classi di quasi tutte le scuole italiane erano già sovraffollate oltre il limite ammesso dalla normativa vigente

In molte aule da alcuni anni si era tentato di risolvere il problema, in violazione della legge, introducendo banchi più piccoli e sedie meno ingombranti, con le evidenti implicazioni di carattere sanitario che possono ricadere su allievi ed allieve.
Ciò non è nemmeno bastato perché gli indici di sovraffollamento risultano superati in modo generalizzato.
Gli spazi dei percorsi di sgombero (passaggio tra i banchi) ed il dimensionamento delle porte di uscita sono pertanto quasi ovunque assolutamente fuori norma.
I dirigenti scolastici si sono, a mio parere colpevolmente, assunti la responsabilità di tollerare questa situazione a loro rischio, ma soprattutto a rischio della sicurezza dei minori loro affidati.

2) Gli allievi sono aumentati quasi ovunque, in modo particolarmente rilevante nelle aree di immigrazione

In passato le scuole comunicavano ai provveditorati (ora CSA, Centro Servizio Amministrativo) il numero delle classi che si erano formate, ottenendo le risorse umane per condurre l'attività istituzionale a cui sono chiamate.
Ora invece le risorse docenti vengono predeterminate a monte, partendo illusoriamente dal presupposto della "riduzione per risparmiare". Le istituzioni scolastiche si trovano così nella condizione di "farsi bastare" i docenti assegnati.
Ebbene: NON BASTERANNO.

Di questo ce ne accorgeremo nelle prossime settimane.
Si possono tenere a casa 200 mila salariati agricoli che fino all'anno scorso hanno lavorato nei campi e si lasciano marcire i pomodori a terra.
È una scelta.
Non si cacciano impunemente, per risparmiare, 200 mila insegnanti che fino all'anno scorso erano indispensabili.
Forse, con le riduzioni in violazione della sicurezza, a qualcuno si potrà rinunciare, ma alla riapertura delle lezioni scopriremo insieme che non ci sono docenti in classe.
Cosa succederà?
La nostra inarrivabile si affretterà a proclamare: NOMINATE I SUPPLENTI!
Peccato che i fondi per il pagamento delle supplenze sono …
a) predeterminati da tempo e largamente insufficienti
b) tanto insufficienti che non sono bastati nemmeno per pagare le supplenze dello scorso anno

Si assisterà quindi ancora al rito della nomina su posto lavoro con la clausola della sospensione di pagamento a tempo indeterminato.
Come funziona? I Dirigente Scolastico (Preside) chiama il morto di fa… pardon, l'aspirante supplente e gli fa il discorsetto: "ti nomino come supplente ma non so quando, se e come potrò pagarti; accetti?".
Pare che alcuni dirigenti scolastici abbiano persino fatto firmare, l'anno scorso, una sorta di dichiarazione liberatoria con cui la vittima (il/la supplente) rinunciava a rivalersi sul preside per il pagamento del lavoro prestato.
Ora le condizioni di indicibile disperazione in cui sono trascinati i giovani, anche dopo una brillante carriera universitaria, master e specializzazioni … possono lasciare immaginare che si troveranno insegnanti disposti a lavorare gratuitamente, con il misero zuccherino di raggranellare qualche punto eventualmente utile per future lontane nomine su posti di insegnamento… ma di certo SIAMO MESSI MALE VERAMENTE.

Che conclusione immagino?
Primi giorni di scuola senza il numero sufficiente di insegnanti nelle classi.
Intervento verbale e proclami ministeriali.
Passano ancora un paio di settimane e il caos della scuola prosegue nelle classi ancora senza docenti.
Incidentalmente noto che un terzo delle scuole bresciane sono senza Preside ed affidate "in reggenza".
Lezioni in cortile e in palestra perché allievi ed allieve non ci stanno fisicamente nelle aule, progettate e costruite per un numero inferiore di persone.
Una, due…
Alla terza settimana, io per primo, genitore disperato, prendo su e porto i figli nella scuola privata che mi accoglierà subito a braccia spalancate.
In Lombardia avrò il mio bel contributo in denaro (fino a un tetto massimo di 1.050 euro) con il Buono Scuola concesso esclusivamente a chi iscrive i figli in una scuola paritaria.

A questo punto le scuole statali saranno "riequilibrate" grazie all'emorragia delle iscrizioni verso le scuole paritarie, ora disinvoltamente denominate anch'esse PUBBLICHE.
La scuola statale potrà così faticosamente riprendere ad arrancare, rimanendo eroicamente qualificata da un bacino di utenza popolare caratterizzato dalla piena accoglienza delle fasce sociali più deboli: poveri, immigrati, disabili... affiancati dai figlie e dalle figlie di chi non rinuncia a lottare.
Da chi ancora si ostina a portare i figli nella Scuola Statale perché persevera ad aver fede nel Senso dello Stato.

23 agosto 2010

Gelmini non vede alcuna difficoltà

Il ministro Gelmini ha detto: "non vedo difficoltà per quanto riguarda l'apertura dell'anno scolastico".
Mi sento di consigliare vivamente al ministro una visita oculistica di controllo.
Non conosco nel dettaglio la situazione globale delle scuole italiane ma leggo sui quotidiani bresciani di una diffusa grave preoccupazione riguardo al regolare avvio dell'anno scolastico.
La scuola bresciana si onorerà di accogliere una precaria in servizio a Palermo da "soli" 14 anni. Sposata e con figli, ha accettato la "deportazione" al Nord pur di mantenere il lavoro. Più sfortunati sono i numerosissimi docenti precari bresciani che chiuderanno quest'anno il loro rapporto di lavoro con la scuola statale senza nemmeno l'alternativa di potersi trasferire a insegnare in qualche scuola sulle Madonie.

Oggi sono andato a fare un giretto esplorativo alla mia scuola.
La mia scuola non ha più una segreteria perché è stata fagocitata in un unico grande megaistituto comprensivo (creato per risparmiare!?!).
La segreteria di riferimento è quella della scuola elementare, ma la segretaria è andata in pensione.
Chi faceva l'orario scolastico è andato in pensione.
Il preside non ci sarà perché un terzo delle scuole bresciane è senza dirigente scolastico.

Qui i dettagli sulla spasmodica corsa contro il tempo.

Che si tratti di un aggravamento della miopia, ministro Gelmini?

30 giugno 2010

Cercate di non perdere tempo a studiare cose che non potete capire

Il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, partecipando alla trasmissione 'Radio anch'io' in diretta su Radio Uno ha detto che "Occorre ripensare al segmento della scuola media inferiore perché non sempre riesce a preparare adeguatamente gli studenti all'istruzione superiore".

Colpa dei tagli alle risorse ed all'orario scolastico?
Colpa delle "Indicazioni Nazionali"?
Questo non lo ha detto.


Il ministro ha spiegato che occorre migliorare l'offerta formativa relativa ad alcune materie base, come la matematica e la lingua straniera.

Riducendone l'orario e cacciando gli insegnanti specializzati?
Questo non lo ha detto.


Ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare "l'orientamento perché è meglio indirizzare un alunno subito nella scuola adatta" piuttosto che fargli perdere del tempo con esperienze per lui eccessivamente impegnative quali possono essere quelle di un liceo o un istituto complesso.

Cosa studiate a fare?
Questo non lo ha detto.