23 maggio 2010

Più allievi, meno insegnanti: i numeri della Lombardia

Organico di Diritto Scuola media I° grado

Dati estratti dalle tabelle USR Lombardia sulla base delle previsioni di iscrizione.

Variazione tra a.s. 2009-2010 e a.s. 2010-211

Provincia

Alunni
in più

Docenti
in meno

Bergamo

677

-41

Brescia

1.044

-24

Como

201

-31

Cremona

152

-16

Lecco

118

3

Lodi

101

-10

Mantova

572

12

Milano

1.567

-178

Pavia

274

-19

Sondrio

1

-17

Varese

363

-86

Totale

5.070

-407

Fonte: http://www.flccgil.lombardia.it/cms/attach/riparto_i_grado.xls

18 maggio 2010

Professori vigliacchi, complici dei bulli

Considero fisiologico un certo livello di bullismo.
Ciò significa che è purtroppo normale trovare in classe persone che non sono in grado di rispettare le elementari regole del vivere civile. Questi comportamenti hanno radici complesse e derivano da condizioni di disagio psichico e talvolta persino psichiatrico. Altre volte è l'ambiente sociale e familiare in cui i bulli sono cresciuti che li conduce a comportamenti inaccettabili.
Insomma, che il bullo (maschio o femmina che sia), faccia il bullo… è qualcosa che risulta ineluttabile.

Inammissibile è invece che un docente, pagato dallo Stato per assumere il ruolo di educatore attivo, si faccia fiancheggiatore tollerante del bullismo, sottomettendosi per vigliaccheria alla logica del sopruso e della violenza.

Personalmente sono per la tolleranza ZERO.
"Sei un gay" e "puzzi" non sono parole che si possono pronunciare in classe impunemente.
Prima fase: richiamo e richiesta di scuse.
Seconda fase: ultimo avviso e intervento educativo collettivo.
Terza fase: procedura sanzionatoria formale.

Non ammetto che la stessa persona insista nel causare dolore ad una compagna o un compagno.
Si capisce che bullismo non significa solo picchiare, derubare, ricattare.
Bullismo è violenza. Punto. Fisica o verbale non mi interessa. Non si fa e stop.
Se si decide che esiste un margine sopportabile significa che si rinuncia al ruolo di educare.
Da quel momento si accetta di discutere ogni volta dove sta il confine tra lecito ed illecito, rassegnarsi a subire ampie zone di malintesa accondiscendenza a spese dei più deboli.

Purtroppo e non di rado, gli insegnanti preferiscono ritirarsi nel ruolo di impotenti o distratti spettatori di vergognose azioni, semplicemente "per non avere rogne".

"Porta pazienza", "lascialo perdere" ed altre frasi consolatorie non sono la soluzione del problema.
La vittima non può essere tutelata con una carezza dopo la violenza.

Dunque è doveroso agire con i pochi e spuntati strumenti di reazione che abbiamo.
Il fatto che siano assolutamente inadeguati non può essere considerata una scusa valida per rifiutare di assumerci le responsabilità istituzionali che ci competono.

Sanzionare un bullo significa pagare di persona. Noi ed i colleghi.

Bisogna scrivere una nota di avviso: "Non ho il diario". Allora si usa il quaderno, aggiungendo la mancanza persino del fondamentale strumento di comunicazione scuola-famiglia (anche se in certe occasioni FAMIGLIA è una parola grossa). Niente quaderno: ok. Ti consegno una comunicazione della scuola in busta chiusa e su carta intestata.

Insieme e non facoltativamente, la nota va trascritta sul registro. Ciò è fastidioso e può creare problemi durante la lezione. OK. Lo si fa come carico di lavoro aggiuntivo in un secondo momento.

Infine si porta la questione in consiglio di classe ponendola all'ordine del giorno.
L'intervento sanzionatorio può richiedere un consiglio di classe straordinario, il che significa almeno un'ora di lavoro in più per una decina di persone. Il costo di un insulto ricorrente comincia ad essere troppo caro? 10 ore di attività professionale equivalgono ad un costo esorbitante. Che fare? Quale è l'alternativa?
Cedere al bullismo?

La procedura che può portare ad una sospensione è sicuramente punitiva per gli insegnanti perché richiede tempo e impegno aggiuntivo, senza alcun corrispettivo economico. Alle volte è estenuante perché soggetta a vari passaggi di garanzia. Come spesso accade le tutele per i malfattori appaiono più consistenti che quelle predisposte per le vittime.
In conclusione il bullo sarà probabilmente felice di starsene un giorno in più a casa.
Ma possiamo dire che gli insegnanti ed i genitori rappresentanti di classe avranno PERSO TEMPO?

Credo che fare il proprio dovere non sia mai una perdita di tempo.
Per questo rimango molto deluso quando un collega rinuncia a prendere posizione contro la violenza e si stringe nelle spalle pronunciando un vigliacco "cosa vuoi farci?".
VOGLIO FARCI.
Un tempo si diceva I CARE.
Adesso si preferisce il "fatti i cazzi tuoi" perché è molto più facile.
Ecco perché abbiamo la scuola che ci meritiamo.

17 maggio 2010

Cinquanta Milioni di Euro al mese per esporre alla morte i nostri giovani

Ecco dove reperire le risorse per la Pace.
Sottrarle alla guerra.
Una preghiera per i caduti ed una per chi li ha mandati.
Più scuola, meno morte.

11 maggio 2010

Femmine inferiori e prova INVALSI

Grazie a Teresa per la segnalazione...

Maggio 2010
Prova invalsi di italiano classe V: un mio alunno mi chiama, in crisi di fronte alla affermazione "le femmine occupano una posizione inferiore" e alla domanda abbinata: ciò è vero nella società degli insetti o in quella dei mammiferi? (e il riferimento qui era soprattutto alla società umana). mi dice: «maestra, lo so che la risposta giusta non è "insetti", ma non è vero che nella nostra società le femmine sono inferiori!». Ma che domande sono??? gli ho detto di portare pazienza e compatire quegli incapaci che hanno pensato queste belle domande.

09 maggio 2010

Non è festa per tutte le mamme

Questo giorno di gioia serena nel ricordo di tutte le mamme non può trascorrere senza un pensiero di affetto per tutte le mamme e per tutti i papà straziati dal dolore.

Ho portato in gita le ragazze ed i ragazzi della mia terza D con grande trepidazione.
Avevo in testa le parole di quella mamma che gridò "ditemi che non è mia figlia!" quando crollò il costone di tufo sulla fatale spiaggia di Ventotene il 20 aprile 2010.
Per me e per i miei allievi la gita resterà un'esperienza positiva da ricordare negli anni, ma voglio condividere oggi il dolore delle mamme e dei papà a cui è stato strappato un pezzo di cuore.

--------------------------------------

TESTIMONIANZA DI CITTADINO E PADRE DI SARA PANUCCIO

Sono il padre di Sara Panuccio, una delle due ragazze scomparse a Ventotene il 20 aprile 2010,
a causa della frana del costone di Cala Rossano.
È giunto il momento, anche se mi è di enorme difficoltà, di far conoscere il mio pensiero in merito alla vicenda che ha stravolto la vita della mia
famiglia.
Mi è d'obbligo uscire dal silenzio doloroso dopo aver ascoltato parti di servizi televisivi standardizzati ed ai quali siamo abituati nel nostro vivere quotidiano.
Questa è la mia testimonianza, che spero sia intesa come cittadino comune ancor prima che come padre e non rivolta ad interessi personali.
Dopo aver appreso la notizia, siamo stati elitrasportati sull'isola ed ancor prima di giungere abbiamo sorvolato la zona della tragedia.
Passato il momento più tragico della mia vita, quello di dover vedere mia figlia morta, e su questo non mi soffermo perché ognuno di voi può
comprendere il dolore e lo stato d'animo, siamo stati caricati in varie automobili per giungere al centro del paese.
Il triste corteo è partito, ma mentre i genitori di Francesca son giunti a destinazione io ho fatto fermare l' automobile in prossimità del luogo
maledetto.
Disceso dalla vettura sono sceso in spiaggia tramite una scalinata d'accesso "INVITANTE" e mi sono avvicinato alla zona in quel momento sorvegliata e perimetrata dalle forze dell'ordine come è prassi in questi casi.
Mi è stato permesso l'accesso.
Volevo vedere, toccare e maledire quella che fino a quel momento nella mia testa, grazie alle notizie giunte, era la ROCCIA che aveva tolto la vita a SARA e FRANCESCA.
Quando ho toccato i massi ho scoperto con gran stupore che era solo un insieme di TERRA che mi si è SBRICIOLATA nelle mani, non avevo mai conosciuto il TUFO prima di quel giorno o forse pur avendolo incontrato non mi ero mai posto il problema della sua fragilità.
A quel punto incurante dei richiami all'attenzione, al pericolo ( ho appena visto mia figlia morta, come potrei aver paura per me stesso ? ) ed al divieto dei Carabinieri ad avvicinarmi ancor più, son giunto fin sotto al costone, ho dato un paio di pugni neanche troppo violenti alla parete e la
conseguenza è stata di farne cadere un' altra piccola parte ( di questo gesto ci sono vari testimoni ),
tra le urla e gli allarmi dei presenti ( Attento, torni qui, si tolga, è pericoloso ).
Ho dato le spalle al costone cercando lo sguardo del mio amico Valerio e allontanandomi ho visto ormeggiate in acqua a pochi metri molte barche (solo successivamente ho saputo della presenza di un Circolo Velico ).
Ho rivolto attentamente lo sguardo al costone ed ho notato quanto segue:
1) NON vi era alcuna RETE DI CONTENIMENTO sulla parete
2) NON c'era nessuna RESTRIZIONE ALL'ACCESSO FINO ALLE PARETI sia a destra che a sinistra del punto della frana
3) NON vi era alcun CARTELLO che segnalasse il PERICOLO di possibili crolli o di TENERSI A DISTANZA dalla parete
4) SOPRA il costone c'è la STRADA dove io mi son fermato con l'automobile e di lì PASSANO MEZZI PESANTI quali camion e quindi il tufo già debole di suo è soggetto a tremolio e sollecitazioni nocive alla stabilità della parete
5) La PARETE in più di un punto E' CAVERNOSA e quindi non compatta.

Ed ora le mie RIFLESSIONI

L' economia dell'isola di Ventotene ha i suoi maggiori INTROITI dal TURISMO SCOLASTICO, per il Lazio e per Roma in particolare è una delle destinazioni preferite per avvicinare i giovani alla conoscenza ed al rispetto della natura, comprendo quindi l'interesse dell'AMMINISTRAZIONE LOCALE a far si che questo flusso non venga mai interrotto.
So che è stato dato INCARICO a GEOLOGI di periziare l'intero perimetro dell'isola, e che già in tempi passati sono stati lanciati ALLARMI DA STUDIOSI ed anche da RESIDENTI di PERICOLO DI FRANOSITÀ in vari punti.
A tutt'oggi pare che dopo l'ultima RELAZIONE quasi tutti il perimetro sia stato dichiarato INAGIBILE o perlomeno messo in SICUREZZA ad eccezione di
pochi punti tra i quali la Caletta in oggetto ( nelle cui vicinanze si fa anche ATTIVITA' VELICA e COMMERCIALE legata al turismo stesso ).
Oggi io domando che siano accertate le eventuali responsabilità o negligenze in relazione alla scomparsa di SARA e FRANCESCA.
Ho sentito usare da molti media la parola TRAGICA FATALITÀ e questo mi INDIGNA come cittadino oltre che come padre di Sara, LA FATALITÀ STA SOLO NEI NOMI E NEL NUMERO DELLE VITTIME, fosse successo in una domenica estiva sarebbe stata una STRAGE ( l' ennesima in questo paese ).
La fatalità in italiano è il termine con cui si parla di un evento imprevedibile quale un incidente o un cataclisma naturale.
Viviamo in un paese nel quale si dovrebbe incominciare a PENSARE che ogni qualvolta accada una tragedia di questo tipo, che sia anche a mille chilometri di distanza, muoiono sempre e comunque i FIGLI NOSTRI, oltre alla solidarietà per le vittime e le loro famiglie far arrivare l' indignazione a chi dovrebbe salvaguardare il cittadino ( per lo stato ed i governi di qualsiasi colore essi siano è il primo DOVERE ).
Bisogna farsi SENTINELLE del proprio territorio e denunciare ed ATTIVARSI affinché oltre all'inevitabile non si perdano VITE inutilmente e colpevolmente, ( che le nostre condotte non possano mai essere complici tramite il silenzio e nel conto mi ci metto anch'io in prima persona).
Vi ringrazio di aver avuto la pazienza di leggere questo lungo scritto, ma la TV ha i suoi tempi brevi tra uno spot e l'altro e vi prego di condividerlo se lo riterrete giusto oltre che sul web nei vostri posti di lavoro od ovunque lo riteniate opportuno.

BRUNO PANUCCIO