17 febbraio 2013

Si intensifica la pulizia etnica nella Terra di Gesù. Scacciati Mussulmani e Cristiani

[foto d'archivio, non riconducibile nello specifico a tale pratica israeliana]
20.000 bambini separati dalle famiglie nella Gerusalemme occupata.

Israele nega ai bambini il diritto di vivere nella città santa, se uno dei genitori non è residente.

Ramallah: La Commissione Islamico Cristiana per il Supporto di Gerusalemme occupata ha accusato Israele di separare 20.000 bambini palestinesi dalle loro famiglie, negando loro il permesso di vivere con le loro famiglie a Gerusalemme Est occupata.


Parlando a 'Gulf News', Hanna Eisa, che è a capo della Commissione, ha detto che nel negare ai bambini palestinesi il diritto di vivere con le loro famiglie, Israele è impegnata in un chiaro atto di pulizia etnica della città santa.
"A quei ragazzi è stato negato anche il diritto di ottenere la residenza permanente per unirsi alle loro famiglie nella città santa", ha detto.
Eisa ha detto che i figli dei residenti della città santa hanno la residenza permanente in città, ma nel caso in cui uno dei genitori non sia stato un residente di lungo periodo della città, al genitore ed ai bambini viene negato il diritto di ottenere la residenza e la carta d'identità. Israele occupò Gerusalemme Est nella guerra del 1967 e successivamente l'ha annessa come sua "capitale eterna" in una mossa che è stata respinta dalla comunità internazionale.
Ai residenti palestinesi della Gerusalemme occupata vengono dati speciali documenti di identità emessi da Israele che sono diversi da quelli dei palestinesi della Cisgiordania. "Migliaia di uomini e donne di Gerusalemme [occupata], sono sposati con cittadini della West Bank, e questi genitori si trovano di fronte a una miriade di problemi nel tentare di vivere con i loro figli nella città santa", ha detto.
"I governi israeliani hanno tolto ai bambini il loro diritto di vivere con i genitori a Gerusalemme [occupata] e, in molti casi, questo ha costretto i genitori a trasferirsi in Cisgiordania per ottenere il ricongiungimento familiare", ha aggiunto. "Questo è il vero obiettivo di Israele - costringere le famiglie palestinesi fuori dalla città santa", ha detto. "Israele è chiaramente impegnato nell'attuazione di una strategia sistematica basata sul fare di Gerusalemme [occupata] una città ebraica e sta cercando di svuotarla dei suoi abitanti originari palestinesi", ha detto.
Eisa ha avvertito un forte calo della popolazione palestinese nella città di Gerusalemme occupata, incluse le sue parti est e ovest. "L'attuale popolazione della città di Gerusalemme [occupata] è un milione di persone delle quali solo un quarto è palestinese", ha detto. "Israele impone condizioni rigorose e fasciste ai palestinesi residenti per consentire loro di preservare le loro carte d'identità e il diritto di vivere nella città santa."
Se un residente palestinese di Gerusalemme occupata non vive a casa sua per tre anni e non paga la tassa di proprietà israeliana conosciuta come 'Arnona', avrà revocata la sua carta d'identità. Eisa ha messo in guardia per il crescente numero di carte d'identità dei residenti palestinesi di Gerusalemme Est occupata revocate.
"Un totale di 4.577 carte d'identità sono state revocate dal ministero dell'Interno israeliano l'anno scorso, 2012," ha detto. Eisa ha detto che le tasse elevate imposte ai residenti palestinesi hanno costretto un gran numero di loro a trasferirsi nelle città della West Bank. "Nell'anno 2000, c'erano 10.982 residenti palestinesi cristiani nella parte occupata di Gerusalemme.
Ora, solo 5.000 di loro rimangono nella parte occupata di Gerusalemme dopo che più della metà degli abitanti cristiani si è trasferita in altre città della Cisgiordania o è immigrata fuori dalla Palestina, per risparmiarsi le tasse insopportabili israeliane, imposte ai residenti arabi della città santa", ha detto. "Israele impone un'immigrazione volontaria sui residenti cristiani della città santa", ha detto.
"Israele non vuole il cristianesimo al centro della lotta tra l'ebraismo e l'Islam", ha sottolineato. Eisa ha avvertito che le pratiche israeliane a Gerusalemme occupata non coincidono con il diritto internazionale, che vieta alle forze di occupazione di espellere i residenti originari dalle loro aree e quartieri. Israele, d'altra parte, dà ai coloni ebrei il diritto di vivere dove vogliono nella città santa, senza alcun tipo di restrizioni e senza le imposizioni fiscali che esercita sui palestinesi.
 Fonte (Eng):
http://gulfnews.com/news/region/palestinian-territories/20-000-children-separated-from-families-in-occupied-jerusalem-1.1141926
Traduzione a cura di RESTIAMO UMANI
© https://www.facebook.com/pages/RESTIAMO-UMANI/167044623348856

16 ottobre 2012

Orario di palcoscenico



Insegnare significa salire sul palcoscenico davanti a un pubblico pronto a fare gazzarra.
Trasferire concetti e conoscenze, formare competenze, è un lavoro che funziona come uno spettacolo in cui l’attore deve agire con arte e fantasia con una preparazione che ogni volta va rinnovata con lo studio e l’aggiornamento.
Il pubblico dell’insegnante è presente per obbligo e quasi mai per scelta di passione personale.
Nessun attore di teatro è in grado di recitare  ogni giorno per quattro ore, a meno che non si risparmi adeguatamente allungando ritmi, limitando impegno, passione, fiato.
Questo è quello che ora chiede il governo agli insegnanti, imponendo un tempo di insegnamento molto superiore alla media dell’orario di servizio in vigore nel resto dell’Europa, dove peraltro i docenti vengono remunerati in misura superiore.
Un operaio può passare ore a infilare viti negli appositi fori ed a girare cacciaviti e chiavi serrabulloni.
Un insegnante non trova fori predisposti per infilarci concetti.
Non è la stessa cosa.
Quando insegnavo, dopo tre ore di stress, paragonabili secondo me a un combattimento alla guida di un caccia a reazione, ero distrutto.
Poi andavo ad aiutare mio papà in laboratorio, a riparare sci, e per sei ore "mi riposavo".
Credo che quasi nessuno, tra i lavoratori abituati a lavorare in ufficio o in fabbrica otto ore, sia in grado di reggere impunemente 4 ore di insegnamento in prima persona.
In conclusione, le ore non sono tutte eguali.

19 maggio 2012

Parola d'insegnante!

Voglio condividere le parole di impegno e di coraggio di una insegnante.

Hanno ucciso una studentessa , volevano evidentemente avere altre giovani vite sacrificate. Hanno pensato che fosse facile e di innescare sfiducia e scoramento. Ma noi dopodomani torniamo a scuola, e quando parleremo ai nostri alunni di civiltà, umanità, valori e di tutto il resto, forse finalmente ci ascolteranno e cominceranno a pensare che non stiamo raccontando di cose dell'altro mondo. Hanno colpito e ucciso una vita di 16 anni, ma spero abbiano colpito e svegliato la testa di tutti i suoi compagni d'Italia.
Io spero solo che questo attentato si riveli una potentissima arma a doppio taglio, che si ritorca loro addosso tutto! Che succeda che i ragazzi soffrano, capiscano e ricordino per sempre. Che rimanga il dolore sulla loro pelle, che si scuotano e piangano davvero, che lo stupore per tanta malvagità li aiuti ad uscire dal loro torpore e dall'apatia che tutto accetta.
m.p.c.

25 febbraio 2012

Tasse IMU: equità significa che gli oratori sono uguali agli ipermercati?

La vicenda del pagamento delle tasse per le superfici di proprietà della Chiesa sembra giunta ad un punto di svolta. Vorrei mettere al centro della riflessione il termine “equità”. In quest’ottica, tutti possiamo concordare che è giusto e doveroso che, come contemplato dall’art. 53 della Costituzione  «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva»
la contribuzione è dunque in relazione al profitto. La chiesa, come altre organizzazioni è NO PROFIT e dunque dovrebbe essere soggetta, appunto per equità, ad un particolare regime di esenzione fiscale. L'emendamento attualmente proposto prevede l’esenzione solo nel caso di impegno "esclusivamente non commerciale". Ben diversa sarebbe la situazione se non fosse prevista esenzione qualora lo spazio commerciale fosse PREVALENTE. Considero con preoccupazione tutti gli spazi di servizio di un oratorio: cortili, campi di gioco, biblioteche, aule di studio e per assemblee. Se ho ben compreso, basterebbe dunque la presenza di un semplice bancone in cui si vendono patatine per  rende commerciale tutta la superficie.
Gli oratori hanno superfici enormi perché sono destinate ad attività di interesse sociale. Nel mio oratorio il bancone è nello stesso ambiente in cui si svolgono faste e animazioni per bambini e conferenze sul territorio (ambiente, politica, beni comuni)... Dunque una superficie enorme rispetto al volume di commercio caramellesco-infantile, La sproporzione con gli spazi commerciali autentici è enorme.
Gli oratori sono tradizionalmente al servizio di tutta la comunità, generalmente non solo quella cristiana, di un territorio. Enormi spazi di gioco, assistenza, animazione, intervento sociale, educativo, civile suppliscono alle manchevolezze di uno stato che non riesce a dare attuazione a diritti costituzionali. Che un grande oratorio con il bancone per le patatine e le caramelle gommolose debba pagare le tasse come se fosse un gigantesco centro commerciale non mi sta bene. Non mi sta bene per nulla.
Equità non significa che un grande centro commerciale equivale a un centro di aggregazione e servizio umano e civile. I centri commerciali con bar operano per il profitto privato. Gli oratori sono no profit. punto.
Va innanzi tutto sfatata la fantasticheria che il bar dell'oratorio le tasse non le paghi. Forse è uno dei pochi posti in Italia dove lo scontrino viene regolarmente rilasciato.
L’aspra contesa sull’esenzione dal pagamento della tassa IMU sulle superfici di proprietà degli Enti religiosi è forse un elemento di odio indotto. Negli ultimi anni, in Italia e non solo, i governi hanno malignamente sfruttato la politica del “tutti contro tutti” per distogliere la gente dalle proprie infamie.
Volta per volta la colpa è degli operai scansafatiche, dei dipendenti pubblici lazzaroni, dei lavoratori autonomi, degli insegnanti, dei giornalisti, dei giudici, dei medici, dei notai, degli immigrati, dei preti, dei pensionati…   Se il gioco al massacro di mettere tutti contro tutti continua in questo modo, bisognerà smettere di vendere stringhe di liquirizia e ghiaccioli negli oratori, ma non sarà un passo avanti per nessuno.
Consideriamo infine la posizione di presunto privilegio concorrenziale concesso a strutture in esenzione fiscale. Gli oratori non sono locali aperti al pubblico in strada. Chi va al bar dell'oratorio deve ENTRARE in una struttura. Proprio come si fa per andare al bar di un istituto scolastico. Dunque la concorrenza con il bar accanto non la vedo proprio.
Nel mio oratorio entrano mussulmani, atei, confuciani, ebrei, animisti, protestanti, valdesi, buddisti...persino i cristiani!  :-)  ;-) . Credo che Gesù sorrida quando vede un bimbo nero, uno giallo ed uno bianco che si spartiscono le patatine davanti al bancone dell’oratorio.
Sì, lo ammetto, questa è concorrenza sleale. In oratorio siamo molto sleali con tutto il resto del mondo in cui il profitto funziona solo per godimento egoistico.
Ahhh...   il nostro bar distribuisce gratuitamente panini alla nutella e "spuma" a tutti i bambini del doposcuola pomeridiano, senza riguardo per stirpe, lingua, colore e religione.
I bar del resto della città non lo fanno.

Un momento di GRATUITA festa condivisa all'oratorio.
Carnevale della comunità: in questa foto sono rappresentate otto diverse stirpi di fratelli e sorelle.
Nessuno è in posa: negli oratori abbiamo la gioia di poter RESTARE UMANI.
Ciò non è operare per il profitto e dunque a questo sforzo di volontariato no profit, come ad altre realtà che operano gratuitamente per il bene di tutti e di ciascuno, va riconosciuto un regime fiscale diverso da quello a cui è giusto siano soggetti le vere realtà commerciali.

All'oratorio, scontrino regolare anche su banchetto volante! Quanti operatori commerciali sono altrettanto corretti? Per questo banchetto provvisorio, allestito solo per Carnevale, allora si dovrebbe pagare IMU su tutta la superficie dei cortili dell'oratorio? Lo trovo assurdo.

24 ottobre 2011

Evento 11.11.11 : unisciti per unire nella pace il mondo.



Grazie al TUO aiuto, questo 11.11.11 uniremo il Pianeta in pace ed armonia.
Puoi partecipare seguendo queste semplici istruzioni.
1) pensa ad almeno 11 persone che sono state o sono importanti nella tua vita, persone che ti stanno a cuore e che hanno a cuore il nostro Pianeta.
2) (opzionale) fai sapere a queste persone quanto sono importanti per te (dillo di persona, per telefono, email, web…)
3) invita queste persone a partecipare a questo 11.11.11, primo giorno dedicato alla pace ed all’armonia nel mondo.
4) per partecipare a questo 11.11.11 devi semplicemente fare ciò che ti piace ed appassiona, ciò che ti dà gioia e pace, comunicando questa pace alle persone intorno a te.
5) puoi promuovere l’evento su FaceBook
http://www.facebook.com/The11.11.11Event
6) Conferma la partecipazione all’evento qui:
http://www.facebook.com/event.php?eid=254855627876503
e invita le persone che ami (punto 1)
L’obiettivo è di raggiungere almeno 111.111.111 persone che sappiano comunicare felicità e pace in questo giorno.
Possiamo farlo?
Condividi questo messaggio su tutti i social network.
Grazie per l'aiuto che dai a unire il mondo nella pace e nella gioia, nella tolleranza e nell'armonia.

It is Time. It is time for Change. Time to Unite.

In pensione dopo i 60 anni = grave danno per la nazione

La scuola ha bisogno di giovani attivi e motivati, non di nonni affettuosi.
Sfortunatamente sembra una buona idea tenere a lungo una persona al lavoro. Apparentemente si ottiene un "risparmio".
L’idea di fondo è quella che "si risparmia la pensione".
Vediamo invece cosa non si risparmia e cosa costa mantenere un posto occupato da una persona avanti con l’età.
Un ultrasessantenne al lavoro:
  • è statisticamente molto meno efficiente e produttivo di un trentenne
  • costa molto più di un giovane a causa della progressione di carriera
  • toglie un posto di lavoro ad un trentenne
  • statisticamente lavora più lentamente e sbaglia più frequentemente
  • Si ammala più frequentemente e per periodi più lunghi
In sintesi un ultrasessantenne al lavoro, per un verso cancella un'opportunità per un giovane, per l'altro cancella vantaggi oggettivi. Infatti un ultrasessantenne che lavora al posto di un giovane…
  • NON svolge le attività di volontariato che potrebbe e dovrebbe
  • NON assiste le persone veramente anziane della sua famiglia (alzheimer, paraplegici)
  • NON fornisce supporto ai nipoti… che del resto NON sono nati perché i figli non si sono sposati… perché NON hanno una casa… perché NON lavorano… perché è lui che li mantiene… perché è lui che ne occupa il posto di lavoro…

Allungare l’età di pensionamento è perciò un modo per impoverire ulteriormente una nazione:
meno opportunità per tutti, meno lavoro, meno ricchezza.

Dovrebbe essere evidente...
Meno lavoro PER TUTTI significa accrescere la ricchezza distribuita ed aumentare la produzione di benessere, assistenza, cultura. Queste tre ultime cose valgono ZERO nel computo del PIL, per cui "non servono".
Così andiamo avanti a farci del male, riducendo risorse che non sono una spesa ma un motore di sviluppo economico ed umano.
Ci comportiamo come un anziano contadino che risparmia sulla semente e tiene il figlio ad annoiarsi in casa. Così i nostri figli fanno i pensionati forzati, mentre i nonni vanno a lavorare con i bei risultati che tutti possono osservare.

Il censimento 2011 costituisce un esempio lampante di questa cecità economico-sociale.
Ecco come ho risposo alle domande della sezione 6.

6.1 Nella settimana precedente la data del Censimento (dal 2 all'8 ottobre) ha svolto almeno un'ora di lavoro?
No
6.2 Nella settimana dal 2 all'8 ottobre aveva comunque un lavoro dal quale era assente?
No
6.3 Dall'11 settembre all'8 ottobre ha cercato attivamente un lavoro alle dipendenze o hapredisposto i mezzi per avviare un'attività in proprio?
No

Dunque io pensionato, come i miei coetanei che guidano ambulanze, proteggono ed assitono i disabili, i piccoli ed i deboli, fanno scuola e doposcuola (dove lo stato ha cancellato risorse), scrivono, recitano, dipingono, restaurano, curano boschi e campi, sorvegliano parchi e spazi civici, assistono e accompagnano bambini e inabili negli spostamenti, sostengono ed aiutano in ospedale, al pronto soccorso, lavorano gratuitamente e con entusiasmo in tutte le occasioni di festa ed iniziativa sociale e comunitaria... Amministrano, spiegano, ascoltano, raccontano, testimoniano, riparano...
Bene: tutto ciò è NULLA e vale un bello ZERO per il PIL.

Non una sola domanda che permetta di registrare l'autentica qualità e quantità di ricchezza prodotta dai pensionati.

L’Europa sta scegliendo di contrastare il giovane tsunami dei paesi emergenti con pochi vecchi nei laboratori, nelle scuole, nei campi, nelle fabbriche.
Così chiudono i laboratori, chiudono le scuole, chiudono le fabbriche e falliscono le aziende.
L’Europa dei vecchi ha già perso la terza guerra mondiale ed ancora non lo sa.

18 giugno 2011

Idee dalla Spagna

Una cara amica manda su FaceBook, dalla Spagna, tre foto riprese con il cellulare.

Una storica piazza di Saragozza invasa dalle coloratissime tende degli INDIGNADOS che la occupano.

La foto di un cartello che spiega…

Cosa non è il femminismo:
1) NON è il contrario del machismo
2) NON è una lotta contro gli uomini
3) Non è una lotta solo di donne
4) Non è un movimento che esclude
5) Non è una nuova invenzione
6) NON è una moda né una tendenza
7) NON è una lotta di donne frustrate
8) NON è repressione, ma liberazione
9) Non è una lotta del passato

La foto di un altro cartello che dice…

Perché siamo qui e perché siamo indignati

Piattaforma 15 M

1) Riforma elettorale, più democrazia a livello nazionale
2) No all’energia nucleare
3) Riduzione delle imposte per tutte le rendite al di sotto dei 40.000 euro annui
4) Ristabilimento dell’imposta sul patrimonio
5) Ristabilimento dell’imposta sulle successioni oltre i 100.000 euro
6) Creazione di un milione di posti di lavoro nella sanità, educazione e aiuto alle dipendenze
7) Creazione di un milione di posti di lavoro nelle imprese produttive
8) Creazione di una banca pubblica
9) Nessun salario pubblico al di sopra dei 60.000 euro all’anno
10) Salario minimo interprofessionale di 1000 euro al mese
11) Pensione minima di 1000 euro al mese
12) Nessun dipendente pubblico può lavorare per una impresa privata
13) Gli ex presidenti governatori debbono restituire la pensione vitalizia se ricevono soldi da altre fonti
14) 35 ore settimanali di lavoro
15) Prigione per gli imprenditori che tengono lavoratori senza dichiararli
16) Pensione a 65 anni o 35 anni di contributi
17) Chi ruba denaro pubblico venga giudicato come terrorista
18) Proibizione totale degli straordinari ed aumento degli ispettori del lavoro affinché si osservi la legge.

04 giugno 2011

Camere a gas e campi di sterminio: una realtà attuale

Sono rimasto molto colpito dalle parole di Agostino Zanotti che spiegava come germoglia il seme dell’odio razziale. La sua riflessione parte dalla pulizia etnica in Bosnia-Erzegovina per giungere fino alle parole ed alle azioni di chi semina rancore ed intolleranza qui, oggi, nella pianura padana.
Ho purtroppo compreso che i campi di sterminio sono una vergogna ricorrente della razza umana.
Riporto un pensiero non mio: “Il ventre che partorì la cosa immonda è ancora fecondo".
Quando ricordiamo i campi di sterminio nazisti non compiamo un’operazione di semplice rievocazione storica.
Non si tratta di tenere memoria di eventi e tragedie destinate ad affondare nelle nebbie della storia, ma di un dovere educativo che siamo chiamati a tener vivo.
I campi di sterminio non hanno chiuso nel 1979 (campo S-21 di Tuol Sleng, Cambogia). Non hanno chiuso nel 1992 (Omarska camp, Bosnia Erzegovina)

Oggi, nel momento in cui io scrivo e tu leggi, bambine e bambine, donne e uomini di ogni età continuano a morire nei campi di sterminio sparsi sulla faccia della terra.
Nel continente africano ed in quello asiatico sono tuttora in attività diversi campi di sterminio.
Dalla lettera di trasferimento di un prigioniero politico cambogiano: “la persona di cui sopra è trasferita al… Campo 22 allo scopo di sperimentazione umana di gas liquidi per armi chimiche”.

la comunità mondiale non vede e non sente.
D’altra parte, che fare?
Andiamo anche lì a liberare con i bombardamenti, come in Libia e troppi altri posti?
Dunque non resta che pregare, scrive e condividere informazione.
Riporto qui due testimonianze a cura di Marco Nardelli, tratte dal gruppo FaceBook “SAVE NORTH KOREA” . Mi è sembrato di tornare a leggere le strazianti testimonianze che mi hanno sconvolto nei libri che parlano dei campi di concentramento nazisti e le insopportabili testimonianze di tortura e di morte di Cambogia e Bosnia-Erzegovina.

Se non sei pronto a prendere coscienza di quanto male è ancora capace l’uomo, dopo i campi di sterminio nazisti, non leggere oltre questa riga.
I contenuti potrebbero apparire eccessivamente crudi e violenti per le persone particolarmente sensibili
.



Più di 200mila persone, compresi donne e bambini accusati di "reati politici", sono rinchiusi nei campi di prigionia nordcoreani, secondo le stime dell'Osservatorio sui diritti umani delle Nazioni Unite. Il regime semifeudale di Kim Il Sung prima, e quello di suo figlio Kim Jong Il dopo, hanno sempre negato l'esistenza di questi luoghi di detenzione. Nonostante le testimonianze dei sopravvissuti come Hae Nam Jl, e le foto satellitari pubblicate di recente dalla "Far eastern economic review" che ne confermano per la prima volta l'esistenza.
Esistono due tipi di gulag in Corea del Nord. I kwan-li-so, le colonie penali per i detenuti politici dalle quali è quasi impossibile uscire vivi. E i kyo-hwa-so, i campi di rieducazione a tempo. Colonie di lavori forzati "dove rendere migliori le persone" come recita la propaganda del regime.
Ogni anno, il 20-25% della popolazione internata nei gulag muore a causa delle disumane condizioni di lavoro e della mancanza di cibo (anche prima della crisi alimentare che ha colpito il Paese dalla metà degli anni 90). Uno squarcio in questo buco nero è offerto per la prima volta dalle testimonianze raccolte nel dossier "The Hidden Gulag" da Oavid Hawk, un veterano nella difesa dei diritti umani che ha già operato in Ruanda e nei Balcani.
I prigionieri politici dei kwan-li-so lavorano come schiavi nelle miniere, in aziende agricole, nelle falegnamerie, nelle fabbriche di armamenti. Sono addirittura usati come cavie negli esperimenti per la costruzione di armi chimiche. Le donne incinte, altro particolare emerso dalle testimonianze, vengono obbligate ad abortire per estirpare alla radice una nuova generazione di possibili dissidenti. E diversi testimoni hanno riferito di aver assistito a infanticidi: i figli "bastardi", nati dalle relazioni-baratto tra cinesi e nordocoreane in cerca di cibo oltrefrontiera. Appena nati i bambini vengono uccisi dalle guardie dei gulag per una sorta di pulizia etnica in salsa asiatica.
"I nemici di classe, chiunque essi siano, devono essere eliminati per tre generazioni" era l'ordine di scuderia del condottiero Kim Il Sung. Così, intere famiglie di dissidenti, per tre generazioni, sono finite in un campo di prigionia per una semplice denuncia, sulla scorta della delazione, senza alcun processo. Chol Hwan Kang è uno di questi. I suoi nonni, ricchi imprenditori coreani-giapponesi, alla fine degli anni 50 decidono di rimpatriare per contribuire alla costruzione del socialismo in Corea del Nord. Un giorno, il nonno scompare senza lasciare traccia. Qualche settimana più tardi l'intera famiglia Kang viene internata nel kwan-li-so numero 15 a Yodok. Il kwan-li-so numero 15 è l'unico tra i campi di prigionia politici che ha una sezione di rieducazione, dalla quale un piccolo numero di persone può sperare un giorno di uscire. Lui ha solo nove anni. Rimane nel gulag fmo a diciannove anni quando viene rilasciato senza spiegazioni. Come tanti ex detenuti è scappato dal suo Paese. Ha scritto un libro per raccontare la sua terribile esperienza (Les aquariums de Pyong-yang, edizioni Robert Laffont, Parigi, 2000) e oggi, a 36 anni, lavora come giornalista per "Chosun Ilbo Daily", il più diffuso quotidiano sudcoreano.
"Avevo dieci anni - racconta - quando fui messo a lavorare in un cantiere edile del campo di Yodok. Dovevamo costruire un palazzo. C'erano dozzine di bambini con me nel cantiere. Molti di loro crollavano dalla stanchezza o morivano in incidenti sul lavoro. I loro corpi venivano sepolti segretamente senza mostrarli ai parenti. Per combattere la fame andavamo a caccia di topi e serpenti. Ho fatto degli sforzi tremendi per riuscire a sopravvivere. Più volte l'anno c'erano delle esecuzIoni in pubblico. I condannati prima di essere uccisi venivano torturati. Non gli davano cibo e gli spezzavano le ossa delle braccia e delle gambe per farli diventare più leggeri da trasportare dopo la morte. I gulag sono simili ai campi di concentramento nazisti".
I primi campi di lavoro vengono creati subito dopo la seconda guerra mondiale per isolare i potenziali nemici della rivoluzione: proprietari terrieri, collaborazionisti dei giapponesi, leader religiosi e familiari di persone incarcerate dopo la divisione sovietico-americana del Paese in due. Altre purghe nel partito, dal dopoguena a oggi, coincidono con lo sviluppo del culto della personalità del leader nordcoreano, e poi di suo figlio Kim Jong Il. Da metà degli anni 90 c'è stato un crollo del sistema produttivo. E ai prigionieri politici si sono aggiunti i tanti detenuti dei campi di rieducazione, catturati perché espatriavano in Cina in cerca di cibo. La rieducazione consiste nella memorizzazione forzata dei discorsi di Kim Il Sung e di Kim Jong Il in sessioni di autocritica serale dopo un giorno di lavoro.
Si finisce nei campi di rieducazione anche per reati meno gravi come, per esempio, le transazioni economiche private o l'inefficienza dei dirigenti statali. Soon Ok Le è una ex dirigente statale e ha vissuto sette anni in un campo di rieducazione. "Sono stata imprigionata nel campo di pulizia mentale di Kaechon, nella provincia di Pyungbul, dal 1987 al 1993. Ero la dirigente dell'ufficio statale che controllava la distribuzione di cibo alla popolazione. Sono stata arrestata perché da quando l'economia del Paese era caduta in recessione il sistema di distribuzione non funzionava più: non c'era niente da distribuire".
Nel gulag di Kaechon sono rinchiusi 6mila prigionieri. "Le guardie ci dicevano: "Voi non avete diritti. Dovete pensare di essere delle bestie, degli animali altrimenti non sopravviverete". Per sette anni ho mangiato solo mais bollito e lavorato negli altiforni di un'acciaieria. Eravamo trattati davvero come bestie. Ho visto tante vittime, centinaia di morti uccisi dai test per le armi chimiche. Uscita dal campo, appena ho potuto sono scappata. La Corea del Nord è un inferno sulla terra. Non ci si può vivere".
più di un anno fa · segnala
Marco Nardelli
Antony BARNETT Svelato l’orrore di una camera a gas in un Gulag nordcoreano (tratto da The Observer, 1.02.2004 (Traduzione: Alfonso Martone).

Una serie di scioccanti testimonianze sta facendo luce sul Campo 22 - uno dei più orribili segreti dello stato.

Haengyong è nell’angolo nord-est della Corea del Nord, nelle vicinanze del confine con Russia e Cina. Nascosta tra le montagne, questa piccola città è la base del Campo 22 - il più grande campo di concentramento della Corea del Nord, dove sono detenuti migliaia di uomini, donne e bambini accusati di crimini politici.

Ora, è noto anche che vi muoiono in migliaia ogni anno, e che le guardie della prigione marchiano il collo dei figli dei prigionieri per ucciderli.

Lo scorso anno testimonianze di prima mano da fuggiaschi nordcoreani avevano già fatto luce su uccisioni e torture; stanno ora emergendo agghiaccianti che le mura del Campo 22 nascondono un segreto ancora più diabolico: camere a gas dove si conducono orribili esperimenti chimici su esseri umani.

Dei testimoni hanno detto di aver visto intere famiglie messe in stanze di vetro per venir poi “gasate”. Sono state lasciate ad agonizzare fino alla morte, mentre gli scienziati prendevano appunti. Le prove fornite danno un’immagine ancora più scioccante di quella che si aveva del regime nordcoreano di Kim Jong-il.

Kwon Hyuk, che ha dovuto cambiare nome, era l’ex capo militare dell’ambasciata nordcoreana di Beijing. E’ stato anche capo del management del Campo 22. Nel documentario “This World” della BBC in onda stasera, Hyuk afferma che ora vuole far sapere al mondo cosa sta succedendo.

“Ho visto personalmente un test in cui un’intera famiglia è stata soffocata e uccisa coi gas, in una camera a gas”, dice. “I genitori, un figlio e una figlia. I genitori, pur vomitando e agonizzando, fino all’ultimo momento hanno tentato di salvare i bambini facendo loro la respirazione bocca a bocca”.

Hyuk ha tracciato diagrammi dettagliati della camera a gas che ha visto: “si tratta di un alloggiamento di vetro chiuso ermeticamente. E’ largo 3,5 metri, lungo tre, e alto 2,2; vi e’ un tubo che può iniettarvi gas all’interno. Normalmente una famiglia viene messa tutta insieme, mentre i prigionieri singoli stanno attorno agli angoli. Gli scienziati osservano l’intero processo dall’alto, attraverso il vetro”.

Spiega anche come ha potuto credere giustificato un simile trattamento. “All’epoca ritenevo che si meritassero davvero una morte simile, perché noi tutti venivamo indotti a credere che tutte le brutte cose che stavano avvenendo nella Corea del nord fossero dovute ai loro errori; e poi che eravamo poveri, divisi, e non facevamo progressi come paese”.

“Sarebbe la menzogna più totale per me dire che provavo almeno simpatia per i bambini che morivano di una morte così dolorosa. In quella società e sotto quel regime, sono convinto di essere stato il solo all’epoca a pensare che quelli erano nemici. Così, non sentivo alcuna simpatia o pietà per loro”.

La sua testimonianza è sostenuta da Soon Ok-lee, che è stata imprigionata per sette anni. “Un ufficiale mi ordinò di scegliere 50 prigioniere di buona salute”, dice. “Una delle guardie mi diede un cesto pieno di cavoli trattati; non per me, ma per darne a quelle 50 donne. Ne diedi loro e sentii urla da quelle che ne avevano mangiato. Gridavano tutte e vomitavano sangue. Tutte quelle che avevano mangiato le foglie di cavolo cominciarono a vomitare violentemente sangue, e a gridare per il dolore. Fu un inferno. In meno di venti minuti erano pressoché tutte morte”.

I fuggiaschi sono riusciti a portar fuori documenti che sembrano rivelare con quale metodicità si procedesse con esperimenti chimici. Uno, con su stampato “top secret” e “lettera di trasferimento” è datato febbraio 2002. Il nome della vittima è Lin Hun-hwa, un uomo di 39 anni. Il testo dice: “la persona di cui sopra è trasferita al… Campo 22 allo scopo di sperimentazione umana di gas liquidi per armi chimiche”.

Kim Sang-hun, un difensore dei diritti umani della Corea del nord, afferma che il documento è vero: “ha il formato nordcoreano, la qualità della carta è nordcoreana, ed ha un timbro ufficiale delle agenzie coinvolte con la sperimentazione su esseri umani. Un timbro che non possono negare. E riporta il nome della vittima, ed anche dove e perché e come queste persone sono state sottoposte ad esperimenti”.

Il numero di detenuti nei Gulag nordcoreani è sconosciuto; una stima parla di duecentomila persone tenute in dodici centri o più. Si pensa che nel Campo 22 ve ne siano cinquantamila.

Molti sono imprigionati a causa della sola relazione di parentela [con altri prigionieri politici] e sono considerati particolarmente pericolosi dal regime. Molti sono cristiani, una religione che Kim Jong-il crede sia una delle più grandi minacce al suo potere. Secondo il dittatore, non solo va arrestato il sospetto dissidente, ma anche i suoi familiari fino a tre generazioni, per sradicare il cattivo sangue ed il seme del dissenso.

Mentre la Corea del Nord tenta di guadagnare concessioni in cambio della riduzione del suo programma nucleare, [da parte nostra] si chiede che in qualsiasi tipo di accordo vengano tenuti in considerazione i diritti umani. Richard Spring, portavoce per gli affari esteri dei conservatori, sta facendo pressione alla Camera dei Comuni perché si discuta sui diritti umani nella Corea del Nord.

“La situazione è assolutamente terribile”, ha detto Spring. “E’ del tutto inaccettabile da tutte le regole della società civile. E’ ancora più urgente convincere la Corea del Nord a smettere di cercare di procurarsi armi di distruzioni di massa, non solo per la sicurezza della regione ma anche per il bene della sua popolazione”.

Mervyn Thomas, direttore di Christian Solidarity Worldwide, ha detto: “per troppo tempo queste orrende sofferenze del popolo nordcoreano, specialmente le persone detenute in campi di prigionia indicibilmente barbari, hanno incontrato solo il silenzio… E’ di importanza fondamentale che la comunità internazionale non continui a essere cieca verso queste atrocità, atrocità che dovrebbero pesare decisamente sulla coscienza mondiale”.