25 novembre 2010

Il voto dislessico della Gelmini

Osservo che il minitro Gelmini forse non è ben lateralizzato.
Infatti ha confuso i pulsanti di voto ed approvato un emendamento contro sé stessa.

16 novembre 2010

Occhi di antichi guerrieri greci mi guardano dalla profondità della storia

L’amica blogger Riri, sollevata nel constatare che “la storia della gru” non si è conclusa con un dramma, mi scrive:

Riri> Adesso che sono scesi, solo la speranza che qualcosa cambi per tutti loro...

Si, Riri, speriamo che cambi e che non sia in peggio.
La legge sull'immigrazione che abbiamo ha mostrato qui tutti i suoi limiti.
Intanto cresce il numero dei piccini che frequentano il Centro Pastorale. Tutti figli di immigrati che lavorano come Negri.. come Indiani, come Ganesi... insomma che si spaccano la schiena per un futuro migliore per la loro famiglia.
Arrivano qui e non gli si chiede il permesso di soggiorno: si accolgono.
Ogni volta, per sapere come ci si comporta, credo che la regola a cui ci si dovrebbe attenere consista nel porsi la domanda: "Cosa avrebbe fatto Gesù al posto mio?".
Questo risolve sempre ogni dubbio su cosa sarebbe opportuno fare.
Così studiano con me e li ringrazio per la gioia che regalano a tutti i volontari che partecipano al progetto ed a me.
Oggi mi hanno chiesto ragione della frase evangelica "Sforzatevi di entrare per la porta stretta!".
«Ma tu che sei mussulmana fai Religione a scuola?»
«No, ma volevo ascoltare.»
Così poi hanno voluto sapere cosa è una parabola.
Non è facile tenere muri alzati a separare i banchi a scuola.
I piccoli vogliono ascoltare, vogliono capire, vogliono sapere.
Che senso ha "rimandarli a casa loro"?
Chi realmente è a casa sua?
Le ragazze hanno quasi tutte le trecce, proprio come le donne longobarde che vennero qui come immigrate illegali.
Gli occhi delle bambine e bambini del Punjab hanno talvolta un colore chiaro, persino occhi azzurri o verdi.
Ne ho compreso l’origine quando una bambina dolcissima mi ha detto che veniva da Alessandria Bucefala.
Alessandria Bucefala? Si. Proprio così. Non parlava italiano, ma queste due parole così consuete per la cultura occidentale sono state un lampo di luce.
Alessandro Magno, il grande condottiero greco, era molto legato al suo cavallo di nome Bucefalo. Quando il fedele animale cadde nella battaglia dell'Idaspe contro il re indiano Poro, Alessandro Magno decise di dedicargli una città. In ogni più lontana regione da lui conquistata volle lasciare presidi greci, per ottenere la fusione dei popoli e delle culture.
Dunque gli avi degli immigrati che siedono tra i banchi di questa improvvisata scuola di frontiera bresciana erano anche opliti macedoni dalle lunghe lance ed occhi cerulei, forse persino generali dell’antica Grecia.
Migliaia di anni prima un popolo dai capelli biondi, che tesseva panni dalle fitte righe incrociate, venne dall’Asia fino all’Europa. I Kilt scozzesi sono una traccia di quella lontana storia di migrazione.
Siamo tutti figli di una tormentata storia di migrazioni.
Il sangue degli uomini e delle donne si è mescolato milioni di volte. Sempre rosso.
Il mio sangue, ereditato da genitori padani, potrebbe essere compatibile con quello di un nativo australiano ma non con quello di un bergamasco.
Forse è per questo che capita di sentirmi fratello di chi sta lontano ed estraneo al vicino di casa.

10 novembre 2010

La storia della gru

Ieri stavo aiutando una splendida ragazza che chiameremo Ajanta, a studiare la materia “Diritto”.
L’antica mitologia greca riconosceva tre divine sorelle: Eunomia (l'Equità), Dike (la Giustizia) e Irene (la Pace). Un tempo, quando la Terra viveva la mitica Età dell'oro, Dike abitava tra gli uomini, che conducevano un'esistenza felice, priva di odio e di dolore. Quando i tempi cambiarono e incominciò l'Età dell'argento, tra gli esseri umani sorsero i primi litigi, e Dike andò a rifugiarsi sulle montagne. Quando poi giunsero l'Età del bronzo e successivamente quella del ferro, gli uomini divennero preda della violenza, dell'ingiustizia e della guerra: Dike, disgustata, abbandonò la Terra per trasferirsi in cielo.
Questo, concludeva il libro, significa che le leggi umane sono imperfette e possono arrivare ad essere ingiuste.

Ieri un amico mi ha ricordato che le lotte giuste nascono spesso dalla disobbedienza.
Un esempio per tutti: Mahatma Gandhi.
Senza l’indisciplina non violenta, non sarebbe nata la seconda democrazia più grande del pianeta Terra.
Così mi sono convinto che l’opposizione pacifica può essere una legittima forma di protesta.



Non so se la legalità deve essere rispettata a qualunque costo, anche a costo dell’ingiustizia.
Per esempio conosco il caso di una mamma provvisoria che si è spontaneamente offerta di tenere un bambino appena nato, abbandonato dalla madre, intanto che il tribunale decideva l’adozione. Il periodo previsto era solo di qualche mese. Mesi di amore e gioia e sacrifici. Mesi che sono continuati TROPPO a lungo. Ormai è trascorso quasi un anno ed il bimbo chiama giustamente MAMMA chi lo ha finora cresciuto. Con quale strazio questa donna abbandonerà alle anonime mani di un intermediario del tribunale il bambino che adesso adora? La giustizia umana, la nostra giustizia italiana che in questo caso a me pare proprio tarda, cieca ed ottusa, quanto tempo attenderà ancora prima di causare una grave ed irrimediabile lesione del sacrosanto diritto naturale del bambino a crescere senza vivere drammi così atroci? Possibile, con tutte le famiglie in trepida attesa di adozione da anni, che non si sia voluto subito trovare soluzione a questo dramma ancora in atto nel momento in cui scrivo? Vergogna!

Dunque un conto è la legalità ed un altro il diritto.

Della reale situazione giuridica dei migranti che occupano la cabina della gru sospesa sui tetti di Brescia in queste brumose giornate di novembre 2010, hanno dato conto in pochi.
In genere i media preferiscono liquidare la questione qualificandoli come immigrati illegali.

La vera situazione è forse descritta con le parole che seguono.
«A Milano come a Brescia l'oggetto della contestazione è la sanatoria truffa. Gli immigrati si sono sobbarcati un complesso iter burocratico, scaricato quasi per intero sulle loro spalle, ivi comprese umilianti code in questura e alla posta,... per non parlare dei costi insostenibili per chi spesso non arriva a mettere insieme 500 euro al mese. Poi, quando si è trattato di incassare l'ultimo passaggio burocratico, il datore di lavoro si è sfilato, rifiutandosi di apporre la propria firma alla richiesta di permesso di soggiorno, perché in difficoltà economiche o perché, più semplicemente, gli conveniva fare così. »
Questa era la versione originale riportata dall’autorevole testata del Corriere di Milano
ad una successiva verifica il testo non risulta più presente in questa forma. A chi mi legge lascio l’onere di trarre conclusioni su questa modifica. Google mi dice che “c’erano” veramente.
Perché nascondere ai cittadini che i migranti che stanno protestando hanno voluto, essi per primi, rispettare una legge dello Stato Italiano, rimanendo poi traditi dall’egoismo privato e ritrovandosi ora senza più alcuna tutela?
Ieri mattina, martedì 9 novembre 2010, il presidio a terra a supporto dei manifestanti, è stato sgomberato con la forza. Si trattava di amici e parenti che restavano ai piedi della gru per consentire il rifornimento di cibo ed acqua. L’operazione ha portato a diversi arresti.

Alcuni immigrati sono sfuggiti al rastrellamento infilandosi nelle porte delle abitazioni del popolare quartiere bresciano del Carmine, contando sulla fraterna protezione anche di italiani solidali. Certo! Non è la medesima cosa che accadde a mia nonna quando nascose un prigioniero francese sfuggito al rastrellamento nazista che lo ricercava. Non è la stessa cosa, ma forse la qualità del fatto presenta qualche similitudine umana.
Un giorno, voglio sperare, questi cittadini finalmente italiani racconteranno ai loro nipoti di essere stati accolti e protetti e che c’erano anche allora (oggi) italiani che si sentivano fratelli dei deboli e degli indifesi.
Con questo non vorrei essere frainteso. La legge va rispettata: da tutti però!
Dagli immigrati che presentano domanda di permesso di soggiorno, ma anche da parte di chi è tenuto a riconoscerne possesso di titolo e diritti. La legge si rispetta su entrambe i piatti della bilancia.
Quando si chiede agli immigrati il rispetto delle regole ci si deve impegnare a comportarsi in modo reciproco, altrimenti non si parla di giustizia ma di truffa e sopruso.
Cosa può restare davanti a truffa e sopruso se non la protesta?
Gli occupanti della gru sanno che pagheranno per la loro azione illegale.
Anche Mahatma Gandhi pagò. A questo prezzo fu acquistata l’indipendenza dell’India.
Mi viene in mente che anche un ebreo di nome Gesù, duemila anni fa, svolse attività illegale e ne pagò le conseguenze.
A quanto pare la domanda di giustizia può essere considerata illegale se condotta in modo eccessivamente sfacciato.
Così l’occupazione illegale della gru prosegue, accompagnata dalla solidarietà di alcuni, il fastidio di molti e l’indifferenza dei più.

06 ottobre 2010

Viva la scuola statale, laica e democratica

La mia idea di scuola è differente.
La legge offre alle famiglie la possibilità di adempiere l’obbligo dell’istruzione scolastica in casa secondo il D.L. 16/04/ 94 n. 297 art.111, comma 1 e 2.
Rispetto l'amore, la passione e la competenza con cui Erika porta avanti il suo progetto (vedi commento al post precedente), ma la mia scuola è differente.
La scuola è per me il luogo di elezione per lo sviluppo di integrazione, condivisione, solidarietà, consapevolezza e responsabilità sociale.
La scuola statale rimane l'opportunità privilegiata di fusione delle diversità in un integrazione per il superamento di ogni emarginazione,a partire da quella sessuale per concludere con quella della piena padronanza della lingua unitaria nazionale.
L'homeschooling rappresenta per me espressione di chiuso e pericoloso egoismo e negazione legalizzata di una autentica possibilità di crescita per bambine e bambini.
L'adempimento dell’obbligo scolastico all'interno della famiglia è una opportunità di cui è in grado di avvalersi correttamente solo una ristretta elite dotata di adeguate risorse economiche e professionali.
La scuola in famiglia è secondo me persino pericolosa perché può condizionare a quelli che io considero disvalori: l'intolleranza, l'integralismo, il rifiuto della diversità.
La cultura liberale occidentale è la culla della democraziona laica. Proprio il contrario di ciò che può arrivare ad offrire l'homeschooling.
Mi sono reso conto che avere offerto questa possibilità alle famiglie nel quadro della legge include rischi che ritengo inaccettabili.
L'homeschooling autorizza un religioso integralista a crescere le figlie nella soggezione più assoluta e un delinquente a educare i figli al furto ed alla violenza.
Dio ci scampi da queste grette scuole culla di ogni segregazione. Non riesco ad immaginare una cellula educativa nucleo di emarginazione zingara, cinese, mussulmana, fascista, comunista...
Non oso pensare di quale tipo di homeschooling possano usufruire una bambina o in bambino tenuti segregati nell'ambiente "educativo" di una famiglia di randagi ladri d'appartamento o truffatori di poveri anziani indifesi.
Non oso pensare di quale tipo di homeschooling possano usufruire una bambina o un bambino figli di genitori votati ad una cieca visione di vita integralista.
Non oso pensare a bambine e bambini privati della gioia di condividere intense e profonde amicizie con compagne di banco; complicità, risate e scoperte con compagni di classe...
Preferisco i rischi dell'inadeguatezza pubblica a quelli dell'inadeguatezza familiare.
Almeno statisticamente, prima o poi, si incontra sicuramente qualche insegnante di grande valore nel percorso scolastico tradizionale. In famiglia non è altrettanto certo.

04 ottobre 2010

Dieci mosse per manipolare la realtà di ogni giorno

Avram Noam Chomsky (Philadelphia, 7 dicembre 1928) è un anziano linguista, filosofo e teorico della comunicazione. Può essere considerato uno dei motori intellettuali del '68. Politicamente schierato in modo inequivocabile per la solidarietà sociale, è un socialista libertario, ma come scrisse il New York Times: "Ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente".

Come educatore sono stato colpito da un suo enunciato, precisamente il n.7 di quel decalogo noto anche come "Le 10 Strategie di Manipolazione Mediatica".

Rileggendo l'intero suo contributo, non posso fare a meno che rimanere impressionato per l'attualità di pensieri formulati oltre venti anni fa.
Li ripropongo senza commenti. Ciascuno troverà argomenti su cui riflettere.

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.

“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

05 settembre 2010

I nodi al pettine

In questi giorni si leggono numerosi contributi di precari che apparentemente lamentano la violazione di propri sacrosanti diritti, mentre invece sollevano una questione generale sul diritto alla buona scuola per tutti.
Personalmente ritengo che la situazione sia più grave di quanto appaia in questi pur preoccupati interventi.
L'idea condivisa è che quasi 200 mila posti di insegnamento siano saltati perché sono state ridotte le ore di insegnamento mentre è stato aumentato il numero di allievi per classe.
Sono convinto che la situazione non sia così semplice e che i tagli abbiano strangolato la scuola statale in modo irreparabile.
Due colossali nodi sono destinati a venire al pettine nei prossimi giorni.

1) Le classi di quasi tutte le scuole italiane erano già sovraffollate oltre il limite ammesso dalla normativa vigente

In molte aule da alcuni anni si era tentato di risolvere il problema, in violazione della legge, introducendo banchi più piccoli e sedie meno ingombranti, con le evidenti implicazioni di carattere sanitario che possono ricadere su allievi ed allieve.
Ciò non è nemmeno bastato perché gli indici di sovraffollamento risultano superati in modo generalizzato.
Gli spazi dei percorsi di sgombero (passaggio tra i banchi) ed il dimensionamento delle porte di uscita sono pertanto quasi ovunque assolutamente fuori norma.
I dirigenti scolastici si sono, a mio parere colpevolmente, assunti la responsabilità di tollerare questa situazione a loro rischio, ma soprattutto a rischio della sicurezza dei minori loro affidati.

2) Gli allievi sono aumentati quasi ovunque, in modo particolarmente rilevante nelle aree di immigrazione

In passato le scuole comunicavano ai provveditorati (ora CSA, Centro Servizio Amministrativo) il numero delle classi che si erano formate, ottenendo le risorse umane per condurre l'attività istituzionale a cui sono chiamate.
Ora invece le risorse docenti vengono predeterminate a monte, partendo illusoriamente dal presupposto della "riduzione per risparmiare". Le istituzioni scolastiche si trovano così nella condizione di "farsi bastare" i docenti assegnati.
Ebbene: NON BASTERANNO.

Di questo ce ne accorgeremo nelle prossime settimane.
Si possono tenere a casa 200 mila salariati agricoli che fino all'anno scorso hanno lavorato nei campi e si lasciano marcire i pomodori a terra.
È una scelta.
Non si cacciano impunemente, per risparmiare, 200 mila insegnanti che fino all'anno scorso erano indispensabili.
Forse, con le riduzioni in violazione della sicurezza, a qualcuno si potrà rinunciare, ma alla riapertura delle lezioni scopriremo insieme che non ci sono docenti in classe.
Cosa succederà?
La nostra inarrivabile si affretterà a proclamare: NOMINATE I SUPPLENTI!
Peccato che i fondi per il pagamento delle supplenze sono …
a) predeterminati da tempo e largamente insufficienti
b) tanto insufficienti che non sono bastati nemmeno per pagare le supplenze dello scorso anno

Si assisterà quindi ancora al rito della nomina su posto lavoro con la clausola della sospensione di pagamento a tempo indeterminato.
Come funziona? I Dirigente Scolastico (Preside) chiama il morto di fa… pardon, l'aspirante supplente e gli fa il discorsetto: "ti nomino come supplente ma non so quando, se e come potrò pagarti; accetti?".
Pare che alcuni dirigenti scolastici abbiano persino fatto firmare, l'anno scorso, una sorta di dichiarazione liberatoria con cui la vittima (il/la supplente) rinunciava a rivalersi sul preside per il pagamento del lavoro prestato.
Ora le condizioni di indicibile disperazione in cui sono trascinati i giovani, anche dopo una brillante carriera universitaria, master e specializzazioni … possono lasciare immaginare che si troveranno insegnanti disposti a lavorare gratuitamente, con il misero zuccherino di raggranellare qualche punto eventualmente utile per future lontane nomine su posti di insegnamento… ma di certo SIAMO MESSI MALE VERAMENTE.

Che conclusione immagino?
Primi giorni di scuola senza il numero sufficiente di insegnanti nelle classi.
Intervento verbale e proclami ministeriali.
Passano ancora un paio di settimane e il caos della scuola prosegue nelle classi ancora senza docenti.
Incidentalmente noto che un terzo delle scuole bresciane sono senza Preside ed affidate "in reggenza".
Lezioni in cortile e in palestra perché allievi ed allieve non ci stanno fisicamente nelle aule, progettate e costruite per un numero inferiore di persone.
Una, due…
Alla terza settimana, io per primo, genitore disperato, prendo su e porto i figli nella scuola privata che mi accoglierà subito a braccia spalancate.
In Lombardia avrò il mio bel contributo in denaro (fino a un tetto massimo di 1.050 euro) con il Buono Scuola concesso esclusivamente a chi iscrive i figli in una scuola paritaria.

A questo punto le scuole statali saranno "riequilibrate" grazie all'emorragia delle iscrizioni verso le scuole paritarie, ora disinvoltamente denominate anch'esse PUBBLICHE.
La scuola statale potrà così faticosamente riprendere ad arrancare, rimanendo eroicamente qualificata da un bacino di utenza popolare caratterizzato dalla piena accoglienza delle fasce sociali più deboli: poveri, immigrati, disabili... affiancati dai figlie e dalle figlie di chi non rinuncia a lottare.
Da chi ancora si ostina a portare i figli nella Scuola Statale perché persevera ad aver fede nel Senso dello Stato.

23 agosto 2010

Gelmini non vede alcuna difficoltà

Il ministro Gelmini ha detto: "non vedo difficoltà per quanto riguarda l'apertura dell'anno scolastico".
Mi sento di consigliare vivamente al ministro una visita oculistica di controllo.
Non conosco nel dettaglio la situazione globale delle scuole italiane ma leggo sui quotidiani bresciani di una diffusa grave preoccupazione riguardo al regolare avvio dell'anno scolastico.
La scuola bresciana si onorerà di accogliere una precaria in servizio a Palermo da "soli" 14 anni. Sposata e con figli, ha accettato la "deportazione" al Nord pur di mantenere il lavoro. Più sfortunati sono i numerosissimi docenti precari bresciani che chiuderanno quest'anno il loro rapporto di lavoro con la scuola statale senza nemmeno l'alternativa di potersi trasferire a insegnare in qualche scuola sulle Madonie.

Oggi sono andato a fare un giretto esplorativo alla mia scuola.
La mia scuola non ha più una segreteria perché è stata fagocitata in un unico grande megaistituto comprensivo (creato per risparmiare!?!).
La segreteria di riferimento è quella della scuola elementare, ma la segretaria è andata in pensione.
Chi faceva l'orario scolastico è andato in pensione.
Il preside non ci sarà perché un terzo delle scuole bresciane è senza dirigente scolastico.

Qui i dettagli sulla spasmodica corsa contro il tempo.

Che si tratti di un aggravamento della miopia, ministro Gelmini?

30 giugno 2010

Cercate di non perdere tempo a studiare cose che non potete capire

Il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, partecipando alla trasmissione 'Radio anch'io' in diretta su Radio Uno ha detto che "Occorre ripensare al segmento della scuola media inferiore perché non sempre riesce a preparare adeguatamente gli studenti all'istruzione superiore".

Colpa dei tagli alle risorse ed all'orario scolastico?
Colpa delle "Indicazioni Nazionali"?
Questo non lo ha detto.


Il ministro ha spiegato che occorre migliorare l'offerta formativa relativa ad alcune materie base, come la matematica e la lingua straniera.

Riducendone l'orario e cacciando gli insegnanti specializzati?
Questo non lo ha detto.


Ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare "l'orientamento perché è meglio indirizzare un alunno subito nella scuola adatta" piuttosto che fargli perdere del tempo con esperienze per lui eccessivamente impegnative quali possono essere quelle di un liceo o un istituto complesso.

Cosa studiate a fare?
Questo non lo ha detto.

28 giugno 2010

Circolari applicative di cosa?

Le circolari che le scuole ricevono dal MIUR (Ministero dell'Istruzione...) non cessano di stupirmi. Spesso mi sembra che invece di fornire lumi su disposizioni legislative, ne forzino l'applicazione distorcendone il contenuto.
Ultimamente poi accade di osservare che circolari che comportano vitali ricadute per l'occupazione e la qualità dell'offerta formativa non prendano a fondamento una legge ma semplicemente si premurino di anticipare il vigore di un decreto ancora nemmeno prodotto.

Ecco due esempi che hanno "reso liberi per il mercato del lavoro" decine di migliaia di docenti:

1. Con la CM n. 37/10 è stato trasmesso lo schema di decreto interministeriale MIUR - MEF sugli organici a.s. 2010/2011, ma il decreto dov'è?

2. Con la CM n.38/09 è stato trasmesso lo schema di decreto interministeriale MIUR - MEF sugli organici a.s. 2009/2010, ma il decreto dov'é?


Mi domando se, con questo genere di circolari, il MIUR chieda ai suoi Uffici periferici ed alla scuola di applicare leggi o di eseguire ordini.

09 giugno 2010

La balla degli aumenti retributivi

Leggo oggi che "Gli stipendi del pubblico impiego
cresciuti del 39,7% in dieci anni
".
Resto allibito.
Vado a recuperare i cedolini dello stipendio anno 2000: euro 1.299,10.
Verifico lo stipendio mensile di quest'anno 2010: euro 1.830,35.
Si, è circa il 40 %.
I confronti non possono però essere fatti tra livelli di carriera diversi.
Sono trascorsi dieci anni durante i quali sono avanzato come livello di fascia retributiva.
Debbo concludere che, considerando inflazione reale e scatti di stipendio per passaggi di gradone, non ho avuto apprezzabili miglioramenti di stipendio rispetto a dieci anni fa.
Anzi, per dirla tutta, il mio potere di acquisto si è ridotto.
Nelle stesse condizioni sono certamente segretari, bidelli, applicati, inservienti... ovviamente non solo nel settore dell'istruzione, ma anche tutte le donne e tutti gli uomini che fanno funzionare la sanità nazionale e gli altri servizi dello Stato.
Non so quanto peso abbiano nella statistica i dirigenti e la politica.
Immagino che gli stipendi delle alte cariche e gradi non siano calati per poter alla fine concludere che IN MEDIA i dipendenti pubblici hanno avuto incrementi stipendiali di quasi il 40%.
Non è irrilevante osservare poi che le buste paga dei lavoratori pubblici sono REALI, mentre nel settore privato è noto che la consuetudine di pagare compensi "fuori busta" è piuttosto diffusa, non certo a maggiore beneficio finale del dipendente.

A chi giova in questo momento strombazzare presunti aumenti MEDI di un'intera categoria?
Certamente a chi preferisce coltivare la divisione tra i lavoratori.
"Fanno bene a bastonare i magistrati e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare i giornalisti e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare i calciatori e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare i farmacisti e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare i professori e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare i pensionati e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare le donne lavoratrici e colpire i loro privilegi!"
"Fanno bene a bastonare ferrovieri, dipendenti delle poste, piloti, tecnici di volo, hostess, lavoratori delle telecomunicazioni...".

Così ciascuno pensa che finalmente sarà fatta giustizia.
Nessuno protesterà se il peso di questa manovra finanziaria graverà prevalentemente sulle spalle dei dipendenti pubblici.

Mi viene in mente un testo poetico di Martin Niemöller:

Prima vennero

Prima sono venuti a prendere gli zingari,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari;
poi sono venuti a prendere gli ebrei,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei;
poi sono venuti a prendere i comunisti,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti;
poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali;
infine sono venuti a prendere noi,
e non c’era più nessuno capace di protestare.

04 giugno 2010

Da qualche parte bisogna pure risparmiare

Non so quanto le mutilazioni all'offerta formativa e le riduzioni di fondi per le scuole potranno consentire di risparmiare.
Non so nemmeno quanto costano le missioni militari all'estero.
So invece cosa costerà l’acquisto di centotrentuno cacciabombardieri F-35, centoventuno caccia Eurofighter e cento elicotteri NH90 da parte delle nostre Forze Armate.
29 miliardi di euro
5 in più della manovra che imporrà i maggiori sacrifici ai servitori dello Stato.
Lo ha scritto Massimo Gramellini (LA STAMPA):
Aerei blu
[clicca qui per leggere l'articolo]


D'altra parte, come scrive Gramellini, "Ma tutti sappiamo che, oggi come oggi, senza un cacciabombardiere non si va da nessuna parte".

D'altra parte, mi permetto di aggiungere io, un mitragliere in ralla, oggi come oggi, sembra più apprezzato che un ingegnere in laboratorio.


01 giugno 2010

Le sue parole non le dimenticherò

La scuola italiana attraversa un periodo storico di disistima sociale come forse mai era accaduto in passato.
Troppe “persone per bene”, partendo dal semplice assunto che gli insegnanti sono genericamente degli incapaci, si ritengono invece in dovere di dispensare consigli e giudizi su un mondo di adolescenti dall'anima di cristallo in cui è bene evitare di entrare come elefanti.
Ciò accade purtroppo anche a livello governativo, quando ci troviamo a discutere su questioni che sembrano nate al tavolino del bar piuttosto che dal confronto con autorevoli educatori o esperti di didattica.
Quando poi capita di osservare interventi di persone di una certa cultura e rispettabilità che tranciano giudizi infondati e formulano invettive ingiustificate, l’amarezza e la delusione accompagnano la constatazione che abbiamo la scuola che ci meritiamo: fedele specchio della nostra società.

Se la convinzione condivisa resta quella che la Scuola Statale costituisce un organismo arcaico, rigido, costoso e centralista... non resta più spazio per l'indignazione quando le si riducono progressivamente le già scarse risorse umane ed economiche.
Più la scuola viene disarmata e più cresce la domanda di educazione ed istruzione, affiancandola con il crescente rafforzarsi di messaggi assolutamente divergenti, promossi dai media dominanti.

Tra il corposo coro delle persone per bene che si sentono investite dalla vocazione al nobile compito di insegnare agli insegnanti, ho trovato la voce di una scrittrice di successo che mi ha personalmente onorato della sua attenzione.
Silvana De Mari, che si definisce “autore di spaghetti fantasy”, mi ha stupito per la grossolana superficialità dimostrata.
Eppure non dovrebbe essere proprio ignorante di scuola come mi appare nel rozzo intervento su cui intendo riflettere.
Una persona impegnata e colta. Medico chirurgo. Esattamente una “persona per bene”. Cosa mai l'avrà spinta ad usare termini ed espressioni così avventate, inopportune ed ingiustificatamente avvelenate?
“Babbei di professsori” con tre esse! Chissà se si riferiva anche a quelli che la invitano a tenere conferenze agli allievi ed include coloro che hanno adottato un suo romanzo come testo di narrativa per la scuola?
Forse sarà l’intima quotidiana confidenza con la fantasia sfrenata che la conduce a scrivere fandonie come quella che leggo a commento del mio post
Mamma a 14 anni

Senza lasciarsi sfiorare dal dubbio, Silvana De Mari si permette di confondere le sue fantasie con i fatti, immaginando che la scuola si guardi bene dallo svolgere una decisiva funzione educativa civile, morale e sociale verso tutti e con grande rispetto ed attenzione per ciascuno.

«Questo bravo professore, e tutti i suoi colleghi, tutte persone perbene, non si sono mai permessi nei tre anni in cui questa bambina ha fatto le medie di pronunciare frasi razziste come per esempio stigmatizzare i matrimoni al di sotto dei 18 anni, tra l’altro vietati i Italia, né hanno mai detto che un matrimonio di una donna con un uomo che non ha scelto è contrario ai diritti dell’uomo che faticosamente, dopo secoli di sangue sudore e lacrime sono i nostri valori. »
[qui la fonte completa]

Non mi ricordo di avere avuto Silvana De Mari tra le mie allieve, ma sembra che questa fantasista della penna presuma di conoscere molto bene come svolgo la mia attività educativa. Non mi indigno per l’attacco personale perché so perfettamente cosa succede nelle mie aule.
Piuttosto osservo che “tutti i suoi colleghi, tutte persone perbene”, cioè tutti gli insegnanti, sono coinvolti nella medesima insolenza.
Silvana De Mari e tutte le altre Donne Prassede, persone decisamente per bene, convinte di possedere la purezza della verità ed una fede pronta ad ergere muri e poco propensa a gettare ponti, insulta l’impegno di tutte le colleghe ed i colleghi che non sanno tacere e che continuano a sforzarsi, come modestamente credo di fare, di formare e di conformarsi ai più alti valori della nostra civiltà con la parola e con l’esempio.
Forse Silvana De Mari possiede fonti di informazione che si esime dal dichiarare per poter cacciare, con cieca sicumera, tutta la scuola nel medesimo odioso calderone dell’ignavia.
Compatisco chi ha un’opinione così falsa e povera della scuola.
Ben infelice deve essere stata la sua esperienza scolastica, se mai ha trovato veri maestri alle cui parole credere con gioia.
La ricompensa migliore per un insegnante è la consapevolezza di aver contribuito alla crescita di donne e uomini integrali, capaci di volare alto e di donare.
Peccato che per troppi la scuola continui a rimanere un luogo di burocratico esercizio di vuota cultura nozionistica.
La nostra scuola statale di oggi non è più così ed i suoi operatori ne portano con orgogliosa quotidiana fatica il carico.

«Quindi le mamme cambieranno la storia, dopo aver sperperato tre anni della loro vita a prendere 8 su banchi di scuole dove professori politicamente corretti si sono ben guardati dall’insegnare qualcosa che non fosse politicamente corretto, per esempio il concetto di dignità umana o quello di libertà. O quello di coraggio. Di Hirsi Alì che si rifiuta di sposare un uomo scelto per lei e scappa in Olanda e di tutte le ragazzine che hanno preferito farsi ammazzare che farlo, questi bravi professori di sicuro non hanno mai parlato. Ed è un peccato, perché loro invece cambieranno la storia: Hirsi Alì e le martiti della libertà , loro, scriveranno una storia di libertà e dignità per tutti gli esseri umani. »
[qui la fonte completa]

Silvana De Mari preferisce dunque inneggiare al martirio altrui dal sicuro nido delle persone per bene.
Forse la mia disattenta lettrice vorrebbe più ribellioni che a lei non costano nulla, più ragazze sgozzate o deturpate dal vetriolo.
Trovo comodo rivendicare ribellioni che pagheranno altri.
Questo sangue d’eroi non è quello che disseta l’arsura di giustizia
Nella mia scuola non si strappa il velo alle donne che entrano.
A noi insegnanti importa che ci vengano e che crescano in coscienza, libertà, rispetto e conoscenza. Questo è il nostro lavoro: coltivare cuori e menti:
Il giorno in cui nella mia scuola vidi per la prima volta scritto "ingresso donne"

«Questa ragazzina, prima o poi, comincerà a pensare e oltre che per il padre e il marito padrone, le varrà una furia tremenda per questi babbei di professsori e per il loro silenzio. Alla prossima volta che ne rincontra uno, gli sputerà in faccia, come si fa con i collaborazionisti di tutte le dittature. »
[qui la fonte completa]

No, Silvana De Mari. La nostra orgogliosa Scuola Statale Italiana, mai come oggi così amputata ed umiliata non è così.
Lo dobbiamo all’impegno ed al sacrificio di tante donne e tanti uomini che continuano a credere in quello che fanno, sopportando con pazienza chi getta parole di fango: fannulloni, muti complici d’odio e razzismo…

Vieni a trovarci a scuola, Silvana De Mari. Ti aspettiamo.
Nelle nostre classi troverai i colori del rispetto e della gioia di crescere insieme.

La Scuola Statale Italiana crede, pratica ed educa ai valori di libertà, uguaglianza e fraternità che si possono così rapidamente uccidere e schiacciare con superficiale supponenza, proprio impugnandoli come una clava.

Invece di gettare parole e sputi in faccia, preferiamo gettare semi nei cuori e raccogliere voci come quella che mi ha riempito l’anima ieri, all'uscita di scuola, in un italiano pronunciato a fatica ma con convinzione:
"le sue parole non le dimenticherò".

23 maggio 2010

Più allievi, meno insegnanti: i numeri della Lombardia

Organico di Diritto Scuola media I° grado

Dati estratti dalle tabelle USR Lombardia sulla base delle previsioni di iscrizione.

Variazione tra a.s. 2009-2010 e a.s. 2010-211

Provincia

Alunni
in più

Docenti
in meno

Bergamo

677

-41

Brescia

1.044

-24

Como

201

-31

Cremona

152

-16

Lecco

118

3

Lodi

101

-10

Mantova

572

12

Milano

1.567

-178

Pavia

274

-19

Sondrio

1

-17

Varese

363

-86

Totale

5.070

-407

Fonte: http://www.flccgil.lombardia.it/cms/attach/riparto_i_grado.xls

18 maggio 2010

Professori vigliacchi, complici dei bulli

Considero fisiologico un certo livello di bullismo.
Ciò significa che è purtroppo normale trovare in classe persone che non sono in grado di rispettare le elementari regole del vivere civile. Questi comportamenti hanno radici complesse e derivano da condizioni di disagio psichico e talvolta persino psichiatrico. Altre volte è l'ambiente sociale e familiare in cui i bulli sono cresciuti che li conduce a comportamenti inaccettabili.
Insomma, che il bullo (maschio o femmina che sia), faccia il bullo… è qualcosa che risulta ineluttabile.

Inammissibile è invece che un docente, pagato dallo Stato per assumere il ruolo di educatore attivo, si faccia fiancheggiatore tollerante del bullismo, sottomettendosi per vigliaccheria alla logica del sopruso e della violenza.

Personalmente sono per la tolleranza ZERO.
"Sei un gay" e "puzzi" non sono parole che si possono pronunciare in classe impunemente.
Prima fase: richiamo e richiesta di scuse.
Seconda fase: ultimo avviso e intervento educativo collettivo.
Terza fase: procedura sanzionatoria formale.

Non ammetto che la stessa persona insista nel causare dolore ad una compagna o un compagno.
Si capisce che bullismo non significa solo picchiare, derubare, ricattare.
Bullismo è violenza. Punto. Fisica o verbale non mi interessa. Non si fa e stop.
Se si decide che esiste un margine sopportabile significa che si rinuncia al ruolo di educare.
Da quel momento si accetta di discutere ogni volta dove sta il confine tra lecito ed illecito, rassegnarsi a subire ampie zone di malintesa accondiscendenza a spese dei più deboli.

Purtroppo e non di rado, gli insegnanti preferiscono ritirarsi nel ruolo di impotenti o distratti spettatori di vergognose azioni, semplicemente "per non avere rogne".

"Porta pazienza", "lascialo perdere" ed altre frasi consolatorie non sono la soluzione del problema.
La vittima non può essere tutelata con una carezza dopo la violenza.

Dunque è doveroso agire con i pochi e spuntati strumenti di reazione che abbiamo.
Il fatto che siano assolutamente inadeguati non può essere considerata una scusa valida per rifiutare di assumerci le responsabilità istituzionali che ci competono.

Sanzionare un bullo significa pagare di persona. Noi ed i colleghi.

Bisogna scrivere una nota di avviso: "Non ho il diario". Allora si usa il quaderno, aggiungendo la mancanza persino del fondamentale strumento di comunicazione scuola-famiglia (anche se in certe occasioni FAMIGLIA è una parola grossa). Niente quaderno: ok. Ti consegno una comunicazione della scuola in busta chiusa e su carta intestata.

Insieme e non facoltativamente, la nota va trascritta sul registro. Ciò è fastidioso e può creare problemi durante la lezione. OK. Lo si fa come carico di lavoro aggiuntivo in un secondo momento.

Infine si porta la questione in consiglio di classe ponendola all'ordine del giorno.
L'intervento sanzionatorio può richiedere un consiglio di classe straordinario, il che significa almeno un'ora di lavoro in più per una decina di persone. Il costo di un insulto ricorrente comincia ad essere troppo caro? 10 ore di attività professionale equivalgono ad un costo esorbitante. Che fare? Quale è l'alternativa?
Cedere al bullismo?

La procedura che può portare ad una sospensione è sicuramente punitiva per gli insegnanti perché richiede tempo e impegno aggiuntivo, senza alcun corrispettivo economico. Alle volte è estenuante perché soggetta a vari passaggi di garanzia. Come spesso accade le tutele per i malfattori appaiono più consistenti che quelle predisposte per le vittime.
In conclusione il bullo sarà probabilmente felice di starsene un giorno in più a casa.
Ma possiamo dire che gli insegnanti ed i genitori rappresentanti di classe avranno PERSO TEMPO?

Credo che fare il proprio dovere non sia mai una perdita di tempo.
Per questo rimango molto deluso quando un collega rinuncia a prendere posizione contro la violenza e si stringe nelle spalle pronunciando un vigliacco "cosa vuoi farci?".
VOGLIO FARCI.
Un tempo si diceva I CARE.
Adesso si preferisce il "fatti i cazzi tuoi" perché è molto più facile.
Ecco perché abbiamo la scuola che ci meritiamo.

17 maggio 2010

Cinquanta Milioni di Euro al mese per esporre alla morte i nostri giovani

Ecco dove reperire le risorse per la Pace.
Sottrarle alla guerra.
Una preghiera per i caduti ed una per chi li ha mandati.
Più scuola, meno morte.

11 maggio 2010

Femmine inferiori e prova INVALSI

Grazie a Teresa per la segnalazione...

Maggio 2010
Prova invalsi di italiano classe V: un mio alunno mi chiama, in crisi di fronte alla affermazione "le femmine occupano una posizione inferiore" e alla domanda abbinata: ciò è vero nella società degli insetti o in quella dei mammiferi? (e il riferimento qui era soprattutto alla società umana). mi dice: «maestra, lo so che la risposta giusta non è "insetti", ma non è vero che nella nostra società le femmine sono inferiori!». Ma che domande sono??? gli ho detto di portare pazienza e compatire quegli incapaci che hanno pensato queste belle domande.

09 maggio 2010

Non è festa per tutte le mamme

Questo giorno di gioia serena nel ricordo di tutte le mamme non può trascorrere senza un pensiero di affetto per tutte le mamme e per tutti i papà straziati dal dolore.

Ho portato in gita le ragazze ed i ragazzi della mia terza D con grande trepidazione.
Avevo in testa le parole di quella mamma che gridò "ditemi che non è mia figlia!" quando crollò il costone di tufo sulla fatale spiaggia di Ventotene il 20 aprile 2010.
Per me e per i miei allievi la gita resterà un'esperienza positiva da ricordare negli anni, ma voglio condividere oggi il dolore delle mamme e dei papà a cui è stato strappato un pezzo di cuore.

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TESTIMONIANZA DI CITTADINO E PADRE DI SARA PANUCCIO

Sono il padre di Sara Panuccio, una delle due ragazze scomparse a Ventotene il 20 aprile 2010,
a causa della frana del costone di Cala Rossano.
È giunto il momento, anche se mi è di enorme difficoltà, di far conoscere il mio pensiero in merito alla vicenda che ha stravolto la vita della mia
famiglia.
Mi è d'obbligo uscire dal silenzio doloroso dopo aver ascoltato parti di servizi televisivi standardizzati ed ai quali siamo abituati nel nostro vivere quotidiano.
Questa è la mia testimonianza, che spero sia intesa come cittadino comune ancor prima che come padre e non rivolta ad interessi personali.
Dopo aver appreso la notizia, siamo stati elitrasportati sull'isola ed ancor prima di giungere abbiamo sorvolato la zona della tragedia.
Passato il momento più tragico della mia vita, quello di dover vedere mia figlia morta, e su questo non mi soffermo perché ognuno di voi può
comprendere il dolore e lo stato d'animo, siamo stati caricati in varie automobili per giungere al centro del paese.
Il triste corteo è partito, ma mentre i genitori di Francesca son giunti a destinazione io ho fatto fermare l' automobile in prossimità del luogo
maledetto.
Disceso dalla vettura sono sceso in spiaggia tramite una scalinata d'accesso "INVITANTE" e mi sono avvicinato alla zona in quel momento sorvegliata e perimetrata dalle forze dell'ordine come è prassi in questi casi.
Mi è stato permesso l'accesso.
Volevo vedere, toccare e maledire quella che fino a quel momento nella mia testa, grazie alle notizie giunte, era la ROCCIA che aveva tolto la vita a SARA e FRANCESCA.
Quando ho toccato i massi ho scoperto con gran stupore che era solo un insieme di TERRA che mi si è SBRICIOLATA nelle mani, non avevo mai conosciuto il TUFO prima di quel giorno o forse pur avendolo incontrato non mi ero mai posto il problema della sua fragilità.
A quel punto incurante dei richiami all'attenzione, al pericolo ( ho appena visto mia figlia morta, come potrei aver paura per me stesso ? ) ed al divieto dei Carabinieri ad avvicinarmi ancor più, son giunto fin sotto al costone, ho dato un paio di pugni neanche troppo violenti alla parete e la
conseguenza è stata di farne cadere un' altra piccola parte ( di questo gesto ci sono vari testimoni ),
tra le urla e gli allarmi dei presenti ( Attento, torni qui, si tolga, è pericoloso ).
Ho dato le spalle al costone cercando lo sguardo del mio amico Valerio e allontanandomi ho visto ormeggiate in acqua a pochi metri molte barche (solo successivamente ho saputo della presenza di un Circolo Velico ).
Ho rivolto attentamente lo sguardo al costone ed ho notato quanto segue:
1) NON vi era alcuna RETE DI CONTENIMENTO sulla parete
2) NON c'era nessuna RESTRIZIONE ALL'ACCESSO FINO ALLE PARETI sia a destra che a sinistra del punto della frana
3) NON vi era alcun CARTELLO che segnalasse il PERICOLO di possibili crolli o di TENERSI A DISTANZA dalla parete
4) SOPRA il costone c'è la STRADA dove io mi son fermato con l'automobile e di lì PASSANO MEZZI PESANTI quali camion e quindi il tufo già debole di suo è soggetto a tremolio e sollecitazioni nocive alla stabilità della parete
5) La PARETE in più di un punto E' CAVERNOSA e quindi non compatta.

Ed ora le mie RIFLESSIONI

L' economia dell'isola di Ventotene ha i suoi maggiori INTROITI dal TURISMO SCOLASTICO, per il Lazio e per Roma in particolare è una delle destinazioni preferite per avvicinare i giovani alla conoscenza ed al rispetto della natura, comprendo quindi l'interesse dell'AMMINISTRAZIONE LOCALE a far si che questo flusso non venga mai interrotto.
So che è stato dato INCARICO a GEOLOGI di periziare l'intero perimetro dell'isola, e che già in tempi passati sono stati lanciati ALLARMI DA STUDIOSI ed anche da RESIDENTI di PERICOLO DI FRANOSITÀ in vari punti.
A tutt'oggi pare che dopo l'ultima RELAZIONE quasi tutti il perimetro sia stato dichiarato INAGIBILE o perlomeno messo in SICUREZZA ad eccezione di
pochi punti tra i quali la Caletta in oggetto ( nelle cui vicinanze si fa anche ATTIVITA' VELICA e COMMERCIALE legata al turismo stesso ).
Oggi io domando che siano accertate le eventuali responsabilità o negligenze in relazione alla scomparsa di SARA e FRANCESCA.
Ho sentito usare da molti media la parola TRAGICA FATALITÀ e questo mi INDIGNA come cittadino oltre che come padre di Sara, LA FATALITÀ STA SOLO NEI NOMI E NEL NUMERO DELLE VITTIME, fosse successo in una domenica estiva sarebbe stata una STRAGE ( l' ennesima in questo paese ).
La fatalità in italiano è il termine con cui si parla di un evento imprevedibile quale un incidente o un cataclisma naturale.
Viviamo in un paese nel quale si dovrebbe incominciare a PENSARE che ogni qualvolta accada una tragedia di questo tipo, che sia anche a mille chilometri di distanza, muoiono sempre e comunque i FIGLI NOSTRI, oltre alla solidarietà per le vittime e le loro famiglie far arrivare l' indignazione a chi dovrebbe salvaguardare il cittadino ( per lo stato ed i governi di qualsiasi colore essi siano è il primo DOVERE ).
Bisogna farsi SENTINELLE del proprio territorio e denunciare ed ATTIVARSI affinché oltre all'inevitabile non si perdano VITE inutilmente e colpevolmente, ( che le nostre condotte non possano mai essere complici tramite il silenzio e nel conto mi ci metto anch'io in prima persona).
Vi ringrazio di aver avuto la pazienza di leggere questo lungo scritto, ma la TV ha i suoi tempi brevi tra uno spot e l'altro e vi prego di condividerlo se lo riterrete giusto oltre che sul web nei vostri posti di lavoro od ovunque lo riteniate opportuno.

BRUNO PANUCCIO

13 aprile 2010

Voglio urlare che io non ci sto

Lettera del benefattore che ha pagato le rette dei bambini esclusi dalla mensa scolastica.
Una lezione per tutti.


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Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L’albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.

A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono "comunista". Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Che non mi vengano a portare considerazioni "miserevoli". Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti "urlare", scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il "commercio".

Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare "partito dell’amore". Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.
So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti "compagni che sbagliano".

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.
Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?
Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?
Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi?
E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.

Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varra la spesa.
Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del "grande fratello".

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.
Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.

Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.
Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.

Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro