04 ottobre 2010

Dieci mosse per manipolare la realtà di ogni giorno

Avram Noam Chomsky (Philadelphia, 7 dicembre 1928) è un anziano linguista, filosofo e teorico della comunicazione. Può essere considerato uno dei motori intellettuali del '68. Politicamente schierato in modo inequivocabile per la solidarietà sociale, è un socialista libertario, ma come scrisse il New York Times: "Ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente".

Come educatore sono stato colpito da un suo enunciato, precisamente il n.7 di quel decalogo noto anche come "Le 10 Strategie di Manipolazione Mediatica".

Rileggendo l'intero suo contributo, non posso fare a meno che rimanere impressionato per l'attualità di pensieri formulati oltre venti anni fa.
Li ripropongo senza commenti. Ciascuno troverà argomenti su cui riflettere.

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.

“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

2 commenti:

Erika ha detto...

Sono pienamente d'accordo con questo post. Sottolineo che spesso accade che la scuola sia proprio il momento di iniziazione dell'individuo a questo tipo di esistenza. La manipolazione individuale parte da li. Per questo vorrei dire che esiste una alternativa alla scuola tradizionale: l'homeschooling, la scuola a casa. Valida e legale alternativa. Educazione "pulita" fai da te. PEr maggiori info contattate controscuola.it
Erika

educatore ha detto...

La mia idea di scuola è differente.
Rispetto l'amore, la passione e la competenza con cui Erika porta avanti il suo progetto, ma la mia scuola è differente.
La scuola è per me il luogo di elezione per lo sviluppo dell'integrazione, dello sviuluppo di consapevolezza e responsabilità sociale, di condivisione e di solidarietà.
La scuola statale rimane l'opportunità privilegiata di fusione delle diversità in un integrazione per il superamento di ogni emarginazione,a partire da quella sessuale per concludere con quella della piena padronanza della lingua unitaria nazionale.
L'homeschooling rappresenta per me espressione di chiuso e pericoloso egoismo e negazione legalizzata di una autentica possibilità di crescita per bambine e bambini.
L'adempimento dell’obbligo scolastico all'interno della famiglia è una opportunità di cui è in grado di avvalersi correttamente solo una ristretta elite dotata di adeguate risorse economiche e professionali.
La scuola in famiglia è secondo me persino pericolosa perché può condizionare a quelli che io considero disvalori: l'intolleranza, l'integralismo, il rifiuto della diversità.
la cultura liberale occidentale è la culla della democraziona laica. Proprio il contrario di ciò che può arrivare ad offrire l'homeschooling.
Mi sono reso conto che avere offerto questa possibilità alle famiglie nel quadro della legge include rischi che ritengo inaccettabili.
L'homeschooling autorizza un religioso integralista a crescere le figlie nella soggezione più assoluta e un delinquente a educare i figli al furto ed alla violenza.
Dio ci scampi da queste grette scuole culla di ogni emarginazione. Non riesco ad immaginare una cellula educativa nucleo di emarginazione zingara, cinese, mussulmana, fascista, comunista...
Non oso pensare di quale tipo di homeschooling possano usufruire una bambina o in bambino tenuti segregati nell'ambiente "educativo" di una famiglia di randagi ladri d'appartamento o truffatori di poveri anziani indifesi.
Non oso pensare di quale tipo di homeschooling possano usufruire una bambina o in bambino figli di genitori votati ad una cieca visione di vita integralista.
Preferisco i rischi dell'inadeguatezza pubblica a quelli dell'inadeguatezza familiare.
Almeno statisticamente, prima o poi, certamente si incontra qualche insegnante di grande qualità nel percorso scolastico tradizionale. In famiglia non è altrettanto sicuro.
VIVA LA SCUOLA STATALE, LAICA, DEMOCRATICA.