16 novembre 2010

Occhi di antichi guerrieri greci mi guardano dalla profondità della storia

L’amica blogger Riri, sollevata nel constatare che “la storia della gru” non si è conclusa con un dramma, mi scrive:

Riri> Adesso che sono scesi, solo la speranza che qualcosa cambi per tutti loro...

Si, Riri, speriamo che cambi e che non sia in peggio.
La legge sull'immigrazione che abbiamo ha mostrato qui tutti i suoi limiti.
Intanto cresce il numero dei piccini che frequentano il Centro Pastorale. Tutti figli di immigrati che lavorano come Negri.. come Indiani, come Ganesi... insomma che si spaccano la schiena per un futuro migliore per la loro famiglia.
Arrivano qui e non gli si chiede il permesso di soggiorno: si accolgono.
Ogni volta, per sapere come ci si comporta, credo che la regola a cui ci si dovrebbe attenere consista nel porsi la domanda: "Cosa avrebbe fatto Gesù al posto mio?".
Questo risolve sempre ogni dubbio su cosa sarebbe opportuno fare.
Così studiano con me e li ringrazio per la gioia che regalano a tutti i volontari che partecipano al progetto ed a me.
Oggi mi hanno chiesto ragione della frase evangelica "Sforzatevi di entrare per la porta stretta!".
«Ma tu che sei mussulmana fai Religione a scuola?»
«No, ma volevo ascoltare.»
Così poi hanno voluto sapere cosa è una parabola.
Non è facile tenere muri alzati a separare i banchi a scuola.
I piccoli vogliono ascoltare, vogliono capire, vogliono sapere.
Che senso ha "rimandarli a casa loro"?
Chi realmente è a casa sua?
Le ragazze hanno quasi tutte le trecce, proprio come le donne longobarde che vennero qui come immigrate illegali.
Gli occhi delle bambine e bambini del Punjab hanno talvolta un colore chiaro, persino occhi azzurri o verdi.
Ne ho compreso l’origine quando una bambina dolcissima mi ha detto che veniva da Alessandria Bucefala.
Alessandria Bucefala? Si. Proprio così. Non parlava italiano, ma queste due parole così consuete per la cultura occidentale sono state un lampo di luce.
Alessandro Magno, il grande condottiero greco, era molto legato al suo cavallo di nome Bucefalo. Quando il fedele animale cadde nella battaglia dell'Idaspe contro il re indiano Poro, Alessandro Magno decise di dedicargli una città. In ogni più lontana regione da lui conquistata volle lasciare presidi greci, per ottenere la fusione dei popoli e delle culture.
Dunque gli avi degli immigrati che siedono tra i banchi di questa improvvisata scuola di frontiera bresciana erano anche opliti macedoni dalle lunghe lance ed occhi cerulei, forse persino generali dell’antica Grecia.
Migliaia di anni prima un popolo dai capelli biondi, che tesseva panni dalle fitte righe incrociate, venne dall’Asia fino all’Europa. I Kilt scozzesi sono una traccia di quella lontana storia di migrazione.
Siamo tutti figli di una tormentata storia di migrazioni.
Il sangue degli uomini e delle donne si è mescolato milioni di volte. Sempre rosso.
Il mio sangue, ereditato da genitori padani, potrebbe essere compatibile con quello di un nativo australiano ma non con quello di un bergamasco.
Forse è per questo che capita di sentirmi fratello di chi sta lontano ed estraneo al vicino di casa.

5 commenti:

educatore ha detto...

Mi rendo conto in questo momento del motivo per cui un'allieva oggi osservava che era a studiare mentre sarebbe stato giorno di grande festa.
Oggi è "Eid Al Adha", la Festa del Sacrificio.
Ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo/Ibrāhīm, pronto ad obbedire al comando divino di sacrificare il proprio figlio Ismaele/Ismāʿīl.
Sarebbe stata una grande occasione per celebrare insieme la festa: mussulmani e cristiani.

riri ha detto...

"Siamo tutti figli di una tormentata storia di migrazioni".
In questa frase hai racchiuso tutto il "problema" dalle origini ai giorni nostri...Il tuo post è illuminante, in tutti i sensi. Spesso la gente dimentica le proprie origini, ma la cosa idiota è sempre prendersela col più debole..Ti fa onore il tuo operato, quello che fai e come lo fai, la comprensione ed il tatto, l'amore,appunto che ci fa tutti figli e fratelli sotto lo stesso cielo, lo stesso Dio.
Anni fa all'Alma Mater di Torino c'erano situazioni drammatiche, come un pò dappertutto, ma lì conobbi la vera realtà di chi ha fame, di chi si deve nascondere e mi sono chiesta ed ancora oggi mi chiedo: da chi e da cosa e perchè? Non ho ancora trovato una risposta, l'unica cosa che posso dirti in tutta onestà è che l'uomo sta diventando molto peggiore della più terribile bestia feroce che almeno attacca solo per difesa o fame..
Grazie prof. di tutta questa testimonianza, io sono un'immigrata e spesso mi sono sentita clandestina, rifiutata..è stato diffuso nell'aria il virus del terrore peggiore: il disamore per i propri simili.
Un caro saluto .

Jasna ha detto...

Gran bel post... direi illuminante ... mi sento figlia del mondo. Grazie Gabriele.

educatore ha detto...

Grazie Riri e Jasna. Anche io sono un immigrato: non sono bresciano, sono vercellese :-) ;-)
Il fatto è che tanti immaginano di poter essere qualcuno solo in opposizione qualcun altro.
Da soli non riescono ad ESSERE.

Renata ha detto...

Letto e assaporato in ogni parola, in ogni sfumatura. Da diffondere come aiuto al miglioramento della nostra disastrata società.
Grazie Prof.