15 agosto 2009

Mamma a 14 anni

In coda alla cassa del supermercato incontro una giovanissima donna col velo.
Spinge il carrello ed una carrozzina blu con un bimbo di pochi mesi.
Elegante nel suo vaporoso abito verde smeraldo, ha scelto ogni accessorio con gusto, in modo che i colori paiono cantare insieme.
Ci guardiamo in cerca di una conferma.
Non oso rivolgerle per primo la parola.
Se mi sbagliassi sarebbe una gaffe imperdonabile. Un estraneo che rivolge parola ad una donna pakistana sposata potrebbe essere ritenuto sconveniente da qualche suo conterraneo lì presente.
- Professore!

Si. È lei: una ex allieva dell’anno scorso.
La ricordo perfettamente a scuola: vivace e sempre sorridente, attenta, ordinata, impegnata.
Una delle migliori allieve della sua classe.
Per questo all’esame di terza media meritava un otto senza regali, ma noi insegnanti preferimmo darle nove perché ci piaceva guardare avanti.
Sapevamo che la famiglia difficilmente avrebbe investito sui suoi studi e volevamo invece fare capire che sarebbe stato un bene per tutti se avesse potuto proseguire.
Maryam avrebbe potuto diventare un ottimo dottore o un eccellente avvocato.

- Di chi è questo bel bambino?
A volte mi capita di condividere la gioia di allieve che mi presentano con orgoglio un fratellino appena arrivato ad ampliare la famiglia. Vedo questi piccolini quando le mamme vengono a scuola per prendere “la bambina” più grande.
Questa volta temo di conoscere già la risposta.
- È mio!
Risponde con dolce prontezza mescolando orgoglio, pudore e persino timore del mio possibile stupore. Sono già pronto. Non la deluderò. Solo parole di festa e complimenti, come è incondizionatamente giusto e doveroso davanti al dono della vita.

- appena finita la scuola media i miei genitori mi hanno fatto tornare in Pakistan e mi hanno fatto sposare
Lo dice col suo solito sorriso sicuro. Ora è donna. Ora è mamma, a 14 anni.
“Mi hanno fatto”.
Tre parole che non volevo sentire ma che accetto perché le rivoluzioni più vere e profonde iniziano sempre con un sì piuttosto che con un no.
Forse anche la Madonna aveva 14 anni quando andò sposa.
Credo che prese marito per obbedienza e non per libero amore.
A Maryam non serve la ribellione: serve la forza della grande donna che ha dentro di sè.
Nella nostra scuola ha imparato a conoscere parole come giustizia, eguaglianza, libertà, diritto.
Non sarà più come prima.
Ha accettato, ma non chinerà la testa per sempre, me lo dicono quei suoi occhi orgogliosi e consapevoli.
Un passo alla volta.
Le chiedo:
- Ora resti in Italia ?
- Si.
Risponde senza esitazione. Suo fratello entrerà in prima media l’anno prossimo.
Mi spiega dove abita e la invito a venirci a trovare a scuola.
Il suo bambino è un nuovo italiano.
Ha una mamma nuova. Una mamma che non si vergogna di essere donna e che sa quanto vale.
Sono le mamme che cambiano la storia.
Piano piano,
Un passo alla volta.
Buona Festa della Madonna anche a te, buon Ferragosto, Maryam, fiera mamma a 14 anni.

5 commenti:

Jasna ha detto...

ciò che ti riesce meglio. descrivere dettagli di vita diversi dal nostro quotidiano. certo che rimango sconcertata dal sacrificio di questa giovane donna. (costretta)! forse a prendere marito e a diventare madre in un'eta in cui si dovrebbe pensare solo a studiare e per quanto possibile a divertirsi. Mi chiedo quale genitore sacrificherebbe così un figlio. Le domande sono altre... non avrà mai la possibilità di innamorarsi veramente, di finire gli studi... nonostante i genitori erano al corrente delle doti della figlia. invece di fare passi avanti e cercare di integrare in una civiltà cosiddetta (civile)le nuove generazioni... si rimane fortemente legati a queste tradizioni... per me inconcepibili. questa giovane donna non aveva il diritto di scegliere? Mi auguro caro prof... che sappia fare la differenza , come dici tu magari per suo figlio.

educatore ha detto...

Cara Jasna, provo come te sentimenti contrastanti. Su tutto prevale la consapevolezza che non è con la prepotenza che si prevale su una prepotenza. Stiamo parlando di ragazze a cui viene concessa la conclusione dell'istruzione obbligatoria in Italia in cambio dell'obbedienza assoluta. L'alternativa è tornare dove non c'è scuola, e dove tante volte non troverebbero nemmeno speranza o libertà alternativa. Del resto, fino ad un secolo fa, anche in Italia, erano i genitori a disporre della vita di figlie e figlie. Meglio scommettere su un futuro migliore che illudersi di poter costringere qualcuno a fare o a non fare qualcosa.
Meglio forgiare (le menti ed i cuori) piuttosto che forzare (la mano a chi non è ancora pronto).

Jasna ha detto...

Grazie comunque per questa bella lezione di tolleranza e di comprensione ... forse io faccio già parte di quella generazione in cui si crede che per cambiare il futuro bisogna lavorare sulle menti giovani come questa fanciulla. Mi rimane difficile da digerire e comprendere. ma ti prometto che ci proverò. Come dici tu ha avuto una grande possibilità, quella di studiarealmeno nella scuola primaria... certo che c'è ancora molto da fare...

che trasando ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
che trasando ha detto...

Noi occidentali crediamo che i processi sociali siano veloci perchè viviamo in un mondo che appare frenetico, automatizzato.
Crediamo che sia facile e veloce cambiare e adeguarsi. Capisco che le elezioni in Afganistan rappresentino un messaggio verso

il futuro e mi va bene. So però che è solo un messaggio perchè non è possibile trapiantare velocemente valori fondanti che

vanno dal concetto di persona alle fonti del diritto in culture rimaste ancorate indietro di 500/600 anni. Ho sentito parlare

gente che conosce bene queste realtà e sono convinto come loro che il processo è lungo e noi non dobbiamo esagerare nel

forzare i tempi.
Noi europei ci abbiamo messo millenni e settanta anni fa non andò molto bene mettendo a ferro e fuoco mezzo pianeta con

spicinio di gente, patrimoni economici, artistici, monumentali ecc. Ricordate Angelita di Anzio? A me vengono le lacrime

anche ora nel parlarne. Angelita di anzio corrisponde ai bambini afgani, iracheni e tutti quelli vittime delle guerre.

Per quanto riguarda l'immigrazione il discorso è diverso. Se io voglio vivere in un paese non posso pretendere che siano gli

altri a cambiare le loro abitudini.Ciò che ha fatto Blair cambiando il nome alle "lampadine di natale" è sbagliato come i

discorsi dei maestri di treviso sul "presepe" e poi sulla scuola Pisacane di Roma.
Detto questo, molto consolato dalla ricchezza del nostro passato europeo, mi chiedo se le nostre ragazze che vivono, sembra,

coscientemente e liberamente la loro libertà, affettiva, sessuale, culturale, ennale....RU 486 compresa (a me sembra quasi un

tipo di CPU): e poi? Poi si realizzano davvero? Io vedo donne di trentanni sfiorite, deluse di tutto in beffa alla

tradizione che le vedrebbe più determinate, positive e propositive. Allora mi chiedo se è così scontato che siamo solo noi

nel giusto.
La mia generazione è cresciuta divisa in modo sessista, le ragazze non uscivano, tranne delle rare eroine. Adesso mi sembra

l'opposto e i "maschi", spesso, sono spaventati. Forse la strada è nel mezzo? Non mi convince l'una nè l'altra posizione.